Alfano presenta la riforma delle Giustiza
La bozza è arrivata in Consiglio dei Ministri. Tra le novità la responsabilità delle toghe, due Csm presieduti dal capo dello stato, modifica dell'obbligo dell'azone penale e due sezioni della corte disciplinare
Dopo l’incontro al Quirinale del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano è stata presentata questa mattina in Consiglio dei Ministri la bozza di riforma della Giustizia che il Governo intende far avviare verso il lungo iter di approvazione.
L’iniziativa legislativa appare molto delicata dal punto d vista politico perché va ad intervenire su una materia che, soprattutto negli ultimi mesi e verosimilmente per i mesi prossimi, vede coinvolto lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che si è fatto promotore della riforma.
Le opposizioni, nella fattispecie l’Italia dei Valori e il Partito Democratico, accusano il Governo di voler limitare l’autonomia della Magistratura con il tentativo di portare la magistratura inquirente sotto la sua influenza.
Berlusconi, imputato in 4 processi, ieri sera è tornato invece a difendere la riforma dalle accuse di legge ad personam avanzate dall’opposizione.
Ecco alcuni dei punti contenuti nella bozza al vaglio del Cdm ricostruiti grazie alle anticipazioni dell’agenzia Ansa:
Responsabilità delle toghe:
“I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato" e, come anticipa l’Ansa, "nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale, la legge regola la responsabilità civile dei magistrati" la quale "si estende allo Stato".
Due Csm presieduti dal capo dello stato:
I Csm diventano due: uno per i giudici e uno per i Pm. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato.
Del Csm dei giudici farà parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione. Gli altri componenti saranno per il 50% scelti dai giudici previo sorteggio degli eleggibili (con l’intento di ridurre il peso delle correnti della magistratura associata), per l’altra metà dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università di materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. Il vicepresidente del Csm della magistratura giudicante sarà scelto tra i componenti laici. Durano in carica 4 anni e non sono rieleggibili (in Costituzione ora si prevede che non siano "immediatamente rieleggibili").
La novità dell’ultima ora riguarda il Csm dei Pm: sarà anch’esso presieduto dal capo dello Stato e ne farà parte come membro di diritto il Procuratore generale della Cassazione, ma salvo cambiamenti dell’ultim’ora, si prevede un ribaltamento dell’attuale proporzione ora a maggioranza ‘togata’. La componente ‘togata’ dovrebbe infatti essere ridotta a un terzo (previo sorteggio degli eleggibili) mentre quella ‘laica’ arriverebbe a due terzi. Modifiche anche all’attuale art. 105 della Costituzione: i consigli superiori – secondo l’ultima versione di bozza – "non possono adottare atti di indirizzo politico né esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione".
Obbligatorietà dell’azione penale
"L’ufficio del Pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge". A differenza della situazione attuale laddove il codice definisce che "il Pm ha l’obbligo di esercitare l’azione penale". Si tratta dunque di un’azione penale limitata rispetto a quella che oggi può esercitare il Pm.
Corte disciplinare divisa in due sezioni:
Come il Csm, anche la nuova Corte di disciplina dei magistrati sarà divisa in due: una sezione per i giudici e una sezione per i pubblici ministeri.
I componenti di ciascuna sezione saranno nominati per metà dal Parlamento in seduta comune e per metà da tutti i giudici e Pm (previo sorteggio degli eleggibili). La Corte di disciplina eleggerà un presidente e ciascuna sezione a sua volta un vicepresidente tra i componenti nominati dal Parlamento.
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