“Campioni o brocchi, voleva bene a tutti i suoi giocatori”
Giampiero Marini, sbocciato con Maroso a Varese prima di approdare all'Inter e di vincere il Mondiale '82, ricorda con affetto il suo ex allenatore
Un campione d’Europa – Pietro Anastasi – e due protagonisti del Mundial di Spagna ’82, Claudio Gentile e Giampiero Marini: tra le tante presenze registrate ai funerali di Peo Maroso ci sono anche alcuni tra i protagonisti dei massimi allori del calcio italiano. Con un denominatore comune, il Varese, di cui il Peo è stata la bandiera più importante.
Tocca così a Marini (al centro nella foto), oggi 61enne in piena forma, regalarci un ricordo di quello che fu il tecnico fondamentale per il suo atterraggio nel mondo del grande calcio. «Sono davvero tanti gli episodi che mi vengono in mente quando penso a Maroso – spiega l’ex mediano della Nazionale – perché ho passato qui cinque anni, due di giovanili e tre in prima squadra, e Peo è stato per me una persona splendida e un uomo di grande spessore. Credo che molti di noi gli debbano un ringraziamento per essere arrivati a giocare a calcio in categorie importanti. Maroso era orgoglioso dei suoi campioni ma la sua grandezza era un’altra: lui ricordava sempre, con altrettanto affetto, anche quelli che non erano diventati giocatori di alto livello. E nelle occasioni, purtroppo rare, in cui ci sentivamo in questi anni non scordava mai di parlare di qualcuno di loro che magari, con gli anni, aveva intrapreso una strada diversa dal calcio. Perché prima di tutto, insegnava a diventare uomini».
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