Yuval Avital dallo sciamanesimo a youtube

La stagione concertistica del Teatro Sociale si apre con OTOT, una composizione concepita dall’artista, compositore visionario di origine israeliana Yuval Avital

Yuval AvitalOTOT è un concerto in prima esecuzione assoluta. 

Commissionato per inaugurare la stagione concertistica del Teatro Sociale di Como, in tema con la vocazione “più spirituale” della programmazione 2012 – 2013,  è una composizione concepita dall’artista, compositore visionario di origine israeliana Yuval Avital, come una sinfonia spazializzata nel suono, affidata a gruppi strumentali differenti, quali 5 percussioni e 3 fisarmoniche, insieme ad un’orchestra, l’Orchestra 1813 del Teatro Sociale di Como e al live electronics. I musicisti, posizionati nello spazio del teatro in modo insolito, eseguiranno una partitura che implica una massima estensione strumentale.
 
OTOT è un viaggio inedito, trasversale, multimediale, un viaggio esteso, scritto in una lingua sconosciuta, misteriosa, attraversato da testimonianze video di sciamani, scienziati, sensitivi di tutto il mondo. «L’irrazionale – ci racconta Avital – che vibra attraverso OTOT diventa catalizzatore di un’esperienza che va al di là del concreto, ma è anche uno specchio rivolto verso noi stessi».
 
OTOT è una parola ebraica che significa letteralmente segnale, inteso anche come segno divino o codice (come il codice Morse) inoltre, dal punto di vista fonetico, il suono prodotto ricorda, in italiano, quello del numero 8, simbolo dell’infinito. L’uomo di oggi vive immerso in una quantità infinita di segni, segnali e simboli di cui è diventato una sorta di decifratore organico.  A partire dal codice binario dei computer, la realtà di oggi si compone di segni grafici, visivi e sonori, che ci abituano alla necessità di  una “decodificazione continua di segnale”. Così i simboli grafici, i segnali stradali, i loghi e tutti gli strumenti della vita quotidiana, della telefonia mobile, agli emoticon alle abbreviazioni degli sms, ai  segnali sonori di App, tablet, tutto si traduce in segno, codice, simbolo.
 
Eppure, sin dall’antichità, esistono segnali inspiegabili, trascendentali, non identificabili, simboli di una realtà più ampia, che abbiamo sempre avuto il bisogno di interpretare. In OTOT questa indagine complessa diventa una partitura orchestrale che, insieme al contenuto multimediale, osserva le differenti interpretazioni che l’uomo dà e ha dato a quei segnali nel tempo.  Uno sguardo trasversale sulle culture di oggi  che utilizza più strumenti: dalla matrice religiosa a quella scientifica, dalla fisica alla metafisica, dagli sciamani del Nepal ai maestri del Qi-Gong, ai testimoni della presenza di UFO, passando dalle cerimonie vodoo fino alle ricerche più avanzate dell’astrofisica di oggi.
 
l’opera icono/sonora. I solisti (percussioni e fisarmoniche) saranno posizionati nei palchi, a costituire un aldilà oggettivo ed ideale, per inviare segnali “oggettivi” dall’oltre-palcoscenico all’orchestra sul palcoscenico, che invece rappresenta lo sguardo umano, soggettivo e diversificato che risponderà ai segnali, a volte in gruppo, a volte come una folla di individui, mentre il video presenta una serie di immagini di rituali collettivi o individuali. Un dialogo musicale dettagliato tra individui, nato da un lavoro intimo tra compositore, direttore e singoli musicisti. Il contributo multimediale è significativo: durante il concerto, verranno proiettati video (alcuni anche inediti) che raccolgono esperienze disparate di coloro che affermano di essere in contatto con l’aldilà e di chi – sciamani, sensitivi, scienziati – ne interpreta i significati. Tra le ispirazioni, l’esperienza del fotografo Italo Bertolasi, noto per i suoi viaggi in Oriente e i suoi studi antropologici e transculturali. Frammenti audiovisivi saranno rielaborati dal Maestro Giovanni Cospito attraverso il live electronics in ottofonia, assumendo l’antico ruolo del coro nella tragedia greca.
 
La prima parte del concerto sarà introdotta dall’esecuzione de Das Musikalische Opfer BWV 1079 di Johann Sebastian Bach, composizione geniale, che porge un altro mirabile sguardo sull’assoluto, un ponte verso l’eterno.
 
Yuval Avital nato a Gerusalemme nel 1977 vive a Milano. Compositore a 360 gradi, spazia dalla musica contemporanea ed elettronica alla scrittura creativa,  fondata su un sincretismo culturale e multimediale. Le sue creazioni spaziano dall’astrazione, all’osservazione, al dialogo con la realtà, mettendo in connessione le arti visive (chiude la mostra Dirty Corner di Anish Kapoor con Garon, un esperimento sonoro di vaste proporzioni) con la scienza (collabora con scienziati della NASA e dell’ESA in Unfolding Space e Spaces Unfolded) e con le tradizioni delle culture antiche (Opere icono/sonore, come Samaritani, un viaggio alla scoperta di una cultura millenaria). Yuval Avital emerge tra le figure più talentuose della scena musicale contemporanea internazionale, mettendo in contatto tradizioni, culture e diverse forme d’arte.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 02 Gennaio 2013
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