“Le sigarette normali fanno infinitamente più male”
Stefano Pozzi è amministratore delegato di Smokie's, azienda leader nella produzione e distribuzione delle sigarette elettroniche e membro del direttivo di Anafe, l'associazione nazionale del fumo elettronico
Tra le persone in provincia di Varese che conoscono i vaporizzatori, meglio noti come "sigarette elettroniche", c’è sicuramente Stefano Pozzi, amministratore delegato di Smokie’s, azienda leader nella produzione e distribuzione delle e-cig, e membro del direttivo di Anafe, l’associazione nazionale del fumo elettronico che sta seguendo da vicino la partita della regolamentazione che lo stato ha avviato.
Partiamo dalla domanda più banale, sapendo che comunque voi siete produttori e distributori delle sigarette elettroniche, è un prodotto che fa male?
Noi partiamo sempre da un dato di fatto: le sigarette normali che vediamo tutti i giorni fanno infinitamente più male di quelle elettroniche. Da questo dato bisogna partire se no ci troviamo ad affrontare il paradosso per cui da alcuni sondaggi appare che molte persone sono convinte del contrario. Quello che fa più male nella sigarette normale è la combustione che provoca una trasformazione delle sostanze e genera prodotti tossici. Nelle sigarette elettroniche non c’è la combustione e pertanto il pericolo di tossicità è infinitamente più basso. Ovviamente noi non diciamo che fumare le elettroniche equivale a respirare aria di montagna perché ad esempio contengono anch’esse la nicotina, ma rimarchiamo con forza il fatto che il confronto con le sigarette normali è come il confronto tra una pistola caricata a salve e una vera. Con quale preferireste fare una roulette russa?
Cosa sta avvenendo adesso dal punto di vista normativo?
In tutta la questione delle sigarette elettroniche ci sono dei grandi vuoti normativi e noi siamo i primi a chiedere che vengano riempiti. Però va fatto in modo razionale. Questo è un prodotto scomodo per tanti perché toglie fette di mercato al tabacco e fino ad adesso anche una parte del gettito fiscale allo stato. La partita che si gioca è molto grande dal punto di vista economico e gli interessi che la determinano sono tanti. Dal nostro punto di vista diciamo sempre di essere favorevoli ad una tassazione più specifica sulla nicotina e una regolamentazione generale che permetta anche di formare un registro dei venditori in grado di garantire qualità e competenza.
Poi ovviamente tutto va regolamentato, che si dica che non si può fumare sigarette elettroniche nelle scuole è una cosa che mi trova d’accordo, in bar e altri luoghi pubblici va invece valutato meglio.
Da dove arrivano le sigarette elettroniche?
Ci sono diversi produttori e anche in questo caso l’attenzione ai prodotti fa una differenza sostanziale. Noi facciamo riferimento solo ad aziende che producono liquidi da fumo di provenienza italiana. Ci sono realtà molto grosse e affidabili che devo rispettare una seria trafila di controlli e questo va tutto a garanzia dei consumatori.
Il mercato come sta andando?
L’anno scorso c’è stato un forte boom ed è quello che ha portato alla proliferazione dei punti di distribuzione, in realtà come spesso accade il fenomeno non è detto che sia destinato a durare. Bisogna aspettare ancora alcun mesi per cominciare a capirci qualcosa ma i dati dicono che il commercio si sta sgonfiando. Un po’ siamo anche vittime di un’informazione che sta spaventando i clienti. C’è una campagna stampa negativa che spinge molti a sentirsi più sicuri con le vecchie sigarette. E questo è assolutamente paradossale perchè la sigaretta elettronica, nell’ottica della riduzione del danno da fumo, è l’alternativa più valida e sicura.
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