Gli albergatori: “Rischiamo la chiusura”

L'allarme di Federalberghi: «La sommatoria tra fiscalità locale e nazionale rappresenta per gli operatori del settore un colpo duro»

Gli albergatori del Varesotto lanciano un grido di allarme: se le attività produttive scappano all’estero, per le imprese del settore turistico non resta invece che la chiusura con perdita non solo di occupazione, ma anche di introiti per i bilanci comunali che, proprio con la tassazione sulle strutture, fanno cassa.
«Tra Imu, Tares e – in alcuni casi – anche imposta di soggiorno, per le amministrazioni Comunali possedere un albergo sul proprio ambito di intervento rappresenta oggi una fonte di entrate non indifferente – spiega il presidente degli albergatori Guido Brovelli nonché neo coordinatore di Confturismo Varese (il tavolo tecnico delle organizzazioni turistiche aderenti a Uniascom Confcommercio) -. La prospettiva è quella di perdere del tutto questa fonte di entrate. A far traboccare il vaso ci hanno pensato alcuni Comuni dell’area di Malpensa che hanno deliberato l’introduzione della tassa di soggiorno. Una tassa pensata per essere investita in azioni di miglioramento per i villeggianti, riscossa però in un’area – quella dello scalo – dove l’occupazione delle camere è legata in realtà ai passeggeri in transito i quali ben difficilmente potranno beneficiare di eventuali ipotetici investimenti a fini turistici». Secondo l’associazione «non si capisce insomma cosa vi sia di turistico in una zona che al contrario risulta poco curata e che, in occasione di Expo 2015, non sarà certo un buon biglietto da visita. Meglio sarebbe, proprio in vista di questo appuntamento, pensare a come migliorare i trasporti e i collegamenti da Malpensa ai padiglioni fieristici».
La tassa di soggiorno «è stata deliberata nel mese di agosto dall’amministrazione di Ferno – continuano gli albergatori di Federalberghi Varese -. Le strutture della zona devono versare nelle casse del Comune da uno a due euro al giorno per persona: cifre che sicuramente impallidiscono di fronte a quelle pagate per Imu e Tares, ma che rappresentano anche un aggravio di costi per l’adeguamento dei programmi di contabilità, e una mancanza di sensibilità rispetto ad una situazione economica che vede il settore già duramente colpito in questa zona. Anche a Ispra la tassa di soggiorno è realtà già dal 2012 e il timore è che altri Comuni limitrofi seguano presto l’esempio».
La sommatoria tra fiscalità locale e nazionale rappresenta per gli operatori del settore un colpo duro e, oltretutto, delibere adottate in corso d’anno impediscono alle aziende un’adeguata programmazione economico – finanziaria. «I margini per fare impresa non ci sono più. Anziché impegnarsi per risollevare le sorti del settore turistico, le amministrazioni locali sembrano pensare solo a far cassa nell’immediato. Senza considerare che, neanche troppo alla lunga, ciò potrà portare alla chiusura delle attività con perdita di posti di lavoro, impoverimento in generale del tessuto sociale e mancanza totale di quegli introiti garantiti appunto dalla presenza degli alberghi».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Ottobre 2013
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