Da cinque anni, una tavola per tutti

Nel gennaio 2009 apriva "Il ristoro del buon samaritano", la mensa per persone in difficoltà gestita dalle parrocchie cittadine. Coinvolge decine di volontari da tutta la città: "Questo è un posto miracoloso"

«Questo è un posto miracoloso». Da cinque anni – e qualche giorno – nel centro di Gallarate c’è un posto dove tutti trovano una tavola a cui sedersi: è dal 9 gennaio del 2009 che, senza nessuna interruzione, il "Ristoro del Buon Samaritano" accoglie per il pranzo le persone in difficoltà della città e degli immediati dintorni. Un luogo – in pieno centro, in Corso Italia – che vive ogni giorno, dal lunedì al sabato, grazie all’impegno di decine di volontari.
Come funziona il "Ristoro del Buon Samaritano"? «Tutto è gestito da un’associazione costituita appositamente, che si chiama proprio Ristoro del Buon Samaritano» spiegano Chiara Sironi e Silvana Neposteri, due responsabili organizzative. «È stata costituita da tutte le parrocchie della città insieme, che la finanziano». Dalle parrocchie arrivano anche i volontari che si alternano per allestire la sala, servire ai tavoli, parlare con le persone che vengono a mangiare, intercettare i bisogni che le persone hanno (e che non sempre vengono espressi). I pasti giornalieri vengono preparati e pagati dal Comune, fin dall’inizio dell’esperienza: arrivano le "cassette" di pasta e vengono divise secondo l’esigenza della giornata. A questo poi si aggiungono altri cibi, in particolare pane e prodotti da forno, offerti soprattutto dalle pasticcerie cittadine e "integrati" a volte dalle offerte dei volontari. 

Il "Ristoro" è un luogo importante per la città, ma che è in rete anche con il resto dei servizi della Caritas: «Quando una persona viene qui la prima volta, ottiene subito un pasto», spiegano ancora Chiara Sironi e Silvana Neposteri. «Poi viene invitato a passare dalla Casa della Carità (che sta a un centinaio di metri, accanto alla Basilica, ndr) per spiegare la sua situazione e capire i bisogni». Dopo il primo pranzo, nelle altre occasioni si entra avendo in mano un bigliettino: non tutti passano dalla mensa, alcuni vengono infatti aiutati in altro modo, per esempio con i viveri. «Qui, per esempio non ci sono famiglie con bambini, perché si cerca di dare un altro tipo di risposta alle loro esigenze». Tra i frequentatori del "Ristoro" c’è un certo ricambio, anche se una parte delle persone sono ospiti che vengono ogni giorno: per la maggior parte sono italiani, che hanno anche problemi di relazione e spesso vivono in strada, ma ci sono anche stranieri, rumeni e maghrebini. Una piccola quota di pasti (una decina) è preparata rispettando il divieto del consumo di carne di maiale, per gli ospiti musulmani. Al Ristoro il numero delle persone seguite è rimasto più o meno stabile negli anni, anche perché è uno spazio che risponde non solo a esigenze immediate (il cibo, il calore) ma anche a esigenze di relazione. Meno frequente è la presenza di persone in difficoltà economica legata alla crisi: «Per esempio vengono qui alcune badanti dell’Est, rimaste senza lavoro perché le famiglie, con la crisi, possono permettersi meno di ricorrere all’aiuto delle badanti». Il Ristoro è anche una delle "sentinelle" che segnalano quando attivare il dormitorio invernale, quando il freddo si fa troppo pungente per i senzatetto che dormono, ad esempio, in stazione.

Delle persone, si prendono cura i volontari. «Questo è un posto miracoloso», dice Giorgia Stoian. Lei viene da Costanza, la più grande città portuale della Romania, e un po’ secondo tutti è il vero motore del lavoro quotidiano del Ristoro: assunta dall’associazione (a cui contribuiscono economicamente tutte le parrocchie), si occupa di coordinare l’attività ogni giorno. Intorno a lei, «i volontari più belli d’Italia»: c’è Valentino che viene da Moriggia ed è qui «dal secondo giorno d’apertura, appena ho scoperto che esisteva», c’è Sabrina di Cajello che dice che «per le persone che vengono qui non conta solo avere un posto caldo e un piatto da mangiare, ma il sentirsi accolti», ce ne sono tanti altri che offrono il loro tempo e la loro attenzione per le persone. La maggior parte dei volontari vengono una-due volte al mese, di solito in un giorno fisso della settimana, per agevolare l’organizzazione dei turni. Settimana dopo settimana, mese dopo mese, da cinque anni portano avanti un luogo ricco di umanità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 Gennaio 2014
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