Brugnoli: “Non riuscire a dare lavoro è doloroso anche per noi “

Il presidente dell'Unione degli industriali della provincia di Varese fa il punto della situazione economica in provincia dopo la pausa estiva

«Il problema in questo momento è la disoccupazione che ha raggiunto livelli mai visti. È una situazione frustrante anche per gli imprenditori». Giovanni Brugnoli (foto), presidente dell’Unione degli industriali della Provincia di Varese, non nasconde tutta la preoccupazione per uno scenario economico che, al riavvio della produzione dopo le ferie estive, si presenta ancora molto negativo. In provincia di Varese la disoccupazione ha raggiunto l’8,6 % contro l’8,1% della media lombarda, il numero di imprese nel 2013 è calato del 2% e le esportazioni dell’1%, anche se il saldo commerciale è cresciuto del 5%.

Presidente, che cosa in questo momento frena la ripresa delle aziende italiane?

«C’è un clima di incertezza generale, che non riguarda solo l’Italia, ma tutta Europa, il grande malato del mondo. Le imprese diminuiscono gli investimenti perché non c’è un ciclo economico ben avviato e quindi non assumono. Si fanno fare i sacrifici ai lavoratori che si hanno già in casa e si ottimizza l’utilizzo degli impianti».

Come sta vivendo personalmente questa fase?

«Per anni è stata data un’immagine deteriore della categoria, mentre l’imprenditore ha un ruolo sociale fondamentale perché crea posti di lavoro, ruolo su cui oggi c’è maggiore consapevolezza. È doloroso e molto frustrante non riuscire a dare una prospettiva a chi chiede di lavorare e tanti imprenditori hanno messo mano al portafoglio di famiglia per mantenere i livelli occupazionali e le professionalità in azienda».

La “nuova Sabatini”, legge che dovrebbe favorire il rinnovamento degli impianti e l’innovazione, ha sortito qualche effetto in provincia di Varese?

«Noi siamo in costante contatto con le banche che ci segnalano dei movimenti in quella direzione, ma è troppo poco per poter parlare di ripresa. Sono piccoli segnali, tra l’altro non costanti».

Se gli incentivi non bastano, che cosa serve?
«Il problema italiano è un contesto generale che non aiuta le imprese, basti pensare ai tre grandi temi irrisolti: la pressione fiscale insostenibile, il mercato del lavoro e i tempi biblici per avere giustizia. Se oggi hai un credito, alla fine dell’iter legale, che dura anni, quel credito è diventato inesigibile. Confindustria è da tempo che chiede un cambiamento su questi temi. Continuare ad alzare ogni giorno la saracinesca diventa un onere pesante, ma è un atto di fiducia che facciamo nei confronti di questo Paese. Ecco perché, nonostante tutto questo, il manifatturiero italiano è ancora il secondo in Europa dopo quello tedesco».

Il cambiamento da dove dovrebbe iniziare?
«Dopo sette anni di crisi e di cartucce bagnate si chiede agli imprenditori di essere virtuosi, ma poi ci sono sacche di inefficienza nel pubblico così evidenti da gridare vendetta. Iniziamo da quelle»

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 26 Agosto 2014
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