Usuraio “strozza” imprenditore edile
Si era fatto prestare dei soldi per costruire case ad Arsago ma è stato travolto da un mare di guai. Inchiesta dei carabinieri
Un tempo malvivente di vaglia, coinvolto nel processo Isola Felice, oggi usuraio ed estorsore: Giuseppe Di Benedetto, 46 anni, di Tradate (ma un tempo residente a Venegono Inferiore) è stato arrestato dai carabinieri, su richiesta del pm Francesca Parola di Busto Arsizio, dopo un’indagine che ha portato alla luce il suo ruolo di prestatore di denaro a strozzo.
In particolare, il reato si è consumato nei confronti di un imprenditore edile, un imprenditore immobiliare che si era rivolto proprio a Di Benedetto per avere 150mila euro in prestito (e ne aveva in realtà ricevuto 135mila, con una arbitraria trattenuta alla fonte), allo scopo di realizzare degli appartamenti ad Arsago Seprio. Le case però erano rimaste invendute a causa della crisi del settore.
Il costruttore aveva così dovuto rifondere il denaro a Di Benedetto, con “piani di rientro” assurdi: la prima richiesta era stata infatti quella di riavere 200mila euro in 6 mesi, poi di incamerare 4mila euro al mese fino all’estinzione del debito. Il costruttore è riuscito a barcamenarsi per qualche mese ma alla fine non ha più potuto fare fronte alle richieste.
Di Benedetto lo ha chiamato più volte al telefono e con fare minaccioso l’ha messo alle strette. L’uomo ha una fama di malvivente e picchiatore. In pratica, secondo le accuse, ha cercato di sfruttare il suo “pedigree” per intimidire il costruttore.
I carabinieri hanno ricostruito la vicenda perchè l’ingegnere era rimasto coinvolto in un’altra inchiesta su alcune cooperative, in cui emergevano delle intercettazioni che lo vedevano come vittima dell’estorsione. Di Benedetto infatti parlando al telefono pronunciava tra l’altro frasi tipo: “Facciamole maturare tutte le nespole”, un frasario che si riferiva proprio alle estorsioni.
Un altro episodio significativo di questa vicenda è avvenuto quando il costruttore, per racimolare soldi, è riuscito a vendere un terreno della madre del valore di 350mila euro a un terzo soggetto. Il contratto è stato perfezionato in uno studio di Gallarate e prevedeva un pagamento da 250 mila euro regolari, mentre 100mila euro erano stati tenuti “fuori sacco”. All’uscita del notaio, Di Benedetto, a conoscenza del fatto, ha aspettato la vittima e ha preteso i 100mila euro.
Denunciati anche la moglie e un complice.
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