“I bambini hanno rapito i nostri sogni d’artisti”

L'attore varesino Martin Stigol racconta atmosfera ed emozioni del teatro in un villaggio d'Africa

teatro Abor Ghana Africa

Il racconto di Martin Stigol, di Progetto Zattera, che ha portato il teatro nel villaggio di Abor in Ghana (vedi qui)

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Abor teatro Africa 4 di 10

Come era previsto siamo arrivati alla fine di questa edizione dei I Teatri del mondo, nel villaggio di Abor, alla Casa del Padre, realizzando circa tredici spettacoli nelle città e nei villaggi, e mettendo in scena una fiaba Ghanese con circa cinquanta bambini e ragazzi.

Agorvinu,Tzakpodozi, Lumen, Lawoshime, Keta, Addudonu, Tadzeunu e Awashive sono state le destinazioni che ci hanno permesso di conoscere da vicino una realtà rurale immensa sommersa nel tempo della campagna africana. Abbiamo curiosato nei loro occhi e nei loro sorrisi, come cercando una fragile risposta al nostro spettacolo e loro ci hanno regalato applausi e una marea di stupore.

Ecco, questa forse è quella leggenda metropolitana del mal d’Africa: lo stupore con il quale questi bambini di scuole e centri comunitari comboniani hanno rapito i nostri sogni d’artisti. Una marea di bambini, molti maestri e collaboratori che non hanno mai lasciato la sedia, che non hanno mai guardato il cellulare, non hanno mai perso una gag di noi saltimbanchi d’oltre oceano e hanno continuato a meravigliarsi come se avessimo portato la luna sulla terra.

Raccontare ogni spettacolo sarebbe un’impresa, ma posso assicurare che non c’è stata una sola rappresentazione durante la quale abbiamo sofferto la mancanza d’ascolto o l’intervento inopportuno di qualche monello che ci costringesse a cambiare scena. Ad assistere allo spettacolo solitamente ci sono stati alunni di una fascia d’età molto ampia che andava dall’infanzia fino alle medie e tutti, in qualche modo, sono stati al gioco della proposta di uno spettacolo costruito con diverse tecniche e vari spunti comici.

I Ghanesi di questa zona sono molto rispettosi e timidi; per questo, sarebbe facile prendersi gioco della loro spontaneità come quando chiami uno del pubblico che apparentemente non collabora e che, invece, sta cercando di fare quello che gli viene chiesto senza offendere chi lo sollecita; come se fosse un compito di scuola, una specie di dovere…

In mezzo a tutto questo rocambolesco mondo di emozioni, vedi bambini che bevono da cisterne d’acqua piovana, bambini che portano la merenda da casa e altri che possono permettersi di comprare qualcosa dal mercatino delle mamme, maestri che sono per la maggior parte uomini e che donne la fanno da padrone nei mercati. Senti il loro sguardo addosso e senti chiamare “Yaboo” che vuol dire bianco, in modo gentile, per dire “signore”, e vedi per le vie i negozi dei falegnami con le bare a vista, perché il funerale in Ghana è più importante di un matrimonio o di una nascita.

In mezzo a questo mondo contadino, con le case ancora di fango e le strade ancora da costruire, ti chiedi se la parola teatro abbia un senso, se la cultura del teatro ragazzi, trascurata a volte dalle nostre parti, possa avere un posto nel cuore dei bambini di ogni parte del mondo. La risposta è sì, perché al di là dell’assessore (che dorme sulla sua scrivania di mogano) c’è tanto da fare anche dalle nostre parti dove le strade sono asfaltate e i teatri sono riscaldati. Perché il teatro alimenta un linguaggio universale che accumuna il ricco e il povero, il debole e il forte, il bello e il brutto, e mette a tacere, nell’attimo della rappresentazione, la verità nascosta del mondo e le sue contraddizioni.

E questo non lo sapevo prima di venire in Ghana, perché si conosce bene il mondo in cui viviamo quando vi entriamo lentamente, senza calpestare nessuno, portando ciascuno la propria esperienza, i vaccini contro ogni pericolo, e la voglia di mettere al centro la propria contraddizione di costruire il presente e un frammento di futuro.

A me questo “mal d’Africa” piace, mi ha permesso di lavorare serenamente, mi ha permesso di superare gli ostacoli della lingua e della scena essenziale che fa nascere nel pubblico e nell’attore la magia del teatro, e per questo, sono già pronto a scommettere di nuovo, per questi bambini che avranno nella loro memoria una compagnia di teatro venuta dall’Italia, con il compito di “rubare” sorrisi per creare un ponte culturale con noi.

Un enorme ringraziamento va alla Casa del Padre, ai Teatri del Mondo, a Children’s land, e a tutti coloro che generosamente si sono operati per realizzare questo piccolo progetto che ha coinvolto circa quattromila persone in cosi breve tempo.

Infine, un particolare ringraziamento a Varesenews, che si impegna a dare voce a questi piccoli progetti culturali che nella loro ambizione non hanno altro che guadagnarsi un applauso e rubare mille sorrisi.

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Pubblicato il 04 ottobre 2016
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