L’albero di Nagasaki crescerà nel giardino della scuola

Lunedì 26 marzo, alle 10, nell'ambito del progetto "Kaki tree project" verrà piantato l'albero di cachi figlio dell'unica pianta sopravvissuta alla bomba atomica di Nagasaki

Avarie

Arriva a Venegono Inferiore un bel messaggio di pace. Lo porta una piantina che da lunedì prossimo avrà un posto d’onore nel giardino della scuola elementare.

Grazie al Gruppo Alpini di Venegono Inferiore una piantina di caco di seconda generazione (proveniente dall’unica sopravvissuta all’esplosione nucleare di Nagasaki) è arrivata dal Giappone a Venegono Inferiore e sarà piantata nel giardinetto antistante la scuola elementare di via Fermi, accolta con una festa che vedrà protagonisti i ragazzi delle scuole elementari e medie.

La cerimonia fa parte del progetto “Kaki Tree Project – La rinascita del tempo“, progetto artistico realizzato insieme all’Associazione Kokoro, in collaborazione con la Fondazione Serughetti La Porta, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e del Coordinamento provinciale bergamasco enti locali per la Pace e i diritti umani. Anche il Comune di Venegono Inferiore ha aderito con il patrocinio all’iniziativa

La cerimonia si terrà lunedì 26 marzo, alle 10.

“Kaki Tree Project – La rinascita del tempo”, parte da lontano: il 9 agosto 1945 una bomba atomica fu sganciata su Nagasaki. Le intense radiazioni e la forza d’urto dell’esplosione dell’ordigno uccisero moltissime persone, riducendo completamente in cenere la città. Ciononostante, ci fu un albero di cachi che miracolosamente riuscì a sopravvivere, anche se bruciato per metà.

Nel 1994, a distanza di quasi cinquant’anni, Masayuki Ebinuma, un arboricoltore residente a Nagasaki, iniziò a curare il fragile albero di cachi e riuscì a farlo riprendere, fino al punto di ottenere delle pianticelle di seconda generazione dell’albero sopravvissuto al bombardamento atomico e cominciò a distribuire quelle pianticelle – quale simbolo di pace – ai bambini che si recavano in visita a Nagasaki.

L’artista contemporaneo Tatsuo Miyajima ne venne a conoscenza e decise di esporre le pianticelle a una mostra d’arte nel 1995 per sostenere l’iniziativa di Masayuki Ebinuma. Iniziò quindi a cercare dei genitori adottivi per le piantine, dando origine al progetto artistico “Kaki Tree Project – La rinascita del tempo”.

Nell’anno seguente, nel 1996, una pianticella di “seconda generazione dell’albero di cachi sopravvissuto al bombardamento atomico” fu piantata presso l’ex scuola elementare Ryuhoku, andando a costituire la prima piantumazione.

La presenza delle seconde generazioni dell’albero di cachi sopravvissuto al bombardamento atomico si è estesa a tutto il mondo: finora sono 250 le località che hanno ospitato il progetto, situate 23 Paesi, tra cui Italia, America, Francia, Inghilterra, Jugoslavia, Svizzera, Repubblica del Mali, Corea del Sud. Nello specifico, in Italia sono state eseguite oltre 90 piantumazioni, rendendolo il Paese al mondo con il maggior numero di piantumazioni dopo il Giappone.

“Nel 1945, a Nagasaki, un albero di cachi sopravvisse miracolosamente al bombardamento atomico – ha spiegato Masayuki Ebinuma – Noi consegniamo ai bambini di tutto il mondo le pianticelle di “seconda generazione dell’albero di cachi sopravvissuto al bombardamento atomico” nate da quella pianta madre, chiedendo loro di allevarle producendo, al tempo stesso, espressioni artistiche che abbiano come tema l’albero di cachi. Nell’Arte risiede la capacità di immaginare il dolore altrui, la forza di creare un mondo nuovo. Essa, inoltre, travalica Paesi, religioni, razze e lingue, rendendo possibile sentimenti di condivisione. Stiamo continuando a portare avanti questo progetto in tutto il mondo da 20 anni, piantando il seme dell’Arte, il seme della Pace, nel cuore dei 30.000 bambini che complessivamente vi hanno preso parte.”

 

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Pubblicato il 20 Marzo 2018
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  1. Scritto da brupaoli

    Che bello…!!! Che meravigliosa iniziativa! Leggendo questa notizia mi sono venute le lacrime agli occhi.
    Suggerisco a TUTTI coloro che hanno la possibilità di recarsi in Giappone per vacanze o lavoro di ricavarsi il tempo per visitare il Museo della Bomba a Hiroshima, una visita che personalmente mi ha letteralmente sconvolto dando una svolta radicale al mio modo di vedere e vivere la vita e i rapporti con gli altri…
    Grazie Venegono e grazie Alpini!

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