Ristorni e riapertura dei valichi, buone notizie per i frontalieri

Il 30 giugno, il Canton Ticino verserà all'Italia i cosiddetti “ristorni” che tra qualche anno arriveranno ai nostri comuni di frontiera

frontalieri

Il 30 giugno, il Canton Ticino verserà all’Italia i cosiddetti “ristorni”, che poi tra qualche anno arriveranno ai nostri comuni di frontiera (ma si spera che – con il nuovo governo – la procedura si acceleri). Il consiglio di stato (il governo ticinese) infatti ha deciso –  a maggioranza – di respingere la proposta della Lega dei Ticinesi di bloccare il versamento dei ristorni – destinati a compensare le “spese sostenute dai comuni italiani a causa dei frontalieri che risiedono sul loro territorio ed esercitano un’attività dipendente” in Ticino. Si tratta di quanto stabilito dall’accordo del 3/10/1974, entrato in vigore il 27/3/1979.

Giustamente si è tenuto conto che si sarebbe così violato un trattato internazionale stipulato a livello di stati – Italia e Svizzera – cui il Canton Ticino deve attenersi – unitamente agli altri cantoni interessati, e cioè i Grigioni ed il Vallese, che mai hanno sollevato obiezioni. I ristorni non sarebbero più previsti dal progetto di “nuovo accordo sui frontalieri” del 2015, mai ufficialmente approvato dai due governi – italiano e svizzero – e men che meno dai rispettivi parlamenti. Si trattava di un’infelice concessione del governo Renzi, come corrispettivo dello scambio automatico di informazioni fiscali tra Italia e Svizzera. V’è da dire però che oramai questo aspetto è largamente superato, in quanto la Svizzera ha sottoscritto accordi analoghi praticamente con tutti gli stati. Secondo il decreto ministeriale 26/4/2018, pubblicato il 7 maggio scorso, sono ormai 101 i paesi collaboranti con l’Italia in questa materia, che viene trattata a livello di Unione Europea.

L’altra buona notizia è la decisione del consiglio federale svizzero – il governo – di riaprire nelle ore notturne i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga, soprattutto quest’ultimo di grande interesse per i frontalieri del Luinese. È stato infatti considerato che la chiusura ha prodotto un “debole impatto sulla criminalità”. Protesta la Lega dei Ticinesi, attraverso il direttore del Dipartimento delle istituzioni (una specie di ministro degli interni) Norman Gobbi e attraverso colei che personalmente aveva proposto la chiusura, e cioè Roberta Pantani, di padre toscano, membro leghista del consiglio nazionale svizzero a Berna.

Saranno invece rafforzate le misure di collaborazione, in ambito di polizia, con l’Italia. A ciò si aggiungerà un aumento del numero delle guardie svizzere di confine e le installazioni di telecamere di sorveglianza. È chiaro che i malavitosi, in un confine come quello lombardo-ticinese, hanno mille possibilità di attraversare la frontiera, magari anche attraverso i vasti buchi della vecchia “ramina”, posta a suo tempo dall’Italia, per evitare – senza successo – il contrabbando.

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Pubblicato il 27 giugno 2018
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