La vendita del Burri che fa discutere Montanari, Daverio e Sgarbi
La vicenda che vede al centro la vendita del quadro “Grande legno e rosso” di Alberto Burri sta scuotendo e facendo discutere in queste ore il mondo dell’arte

La vicenda che vede al centro la vendita del quadro “Grande legno e rosso” di Alberto Burri sta scuotendo e facendo discutere in queste ore il mondo dell’arte.
Il caso è stato sollevato da un articolo comparso su Il Fatto Quotidiano a firma di Tomaso Montanari, storico dell’arte ed editorialista, che criticava fortemente la vendita del quadro del Burri all’estero da parte di Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onoraria del Fai – Fondo Ambiente Italiano.
La proprietaria dell’opera ha presentato legittimamente l’opera all’Ufficio esportazione della soprintendenza di Venezia, per avere il via libera alla vendita che dovrebbe avvenire il prossimo 15 novembre a New York con una stima tra i 10 e i 15 milioni di dollari.
Un’operazione che secondo Montanari costituisce uno scandalo perché, si chiede l’autore dell’articolo, “com’è possibile che un simile capolavoro abbia varcato i confini patrii senza che il ministero per i Beni culturali abbia mosso un dito?”. La critica di Montanari in questo caso è rivolta alla riforma sull’esportazione dei beni artistici voluta dall’ex ministro Dario Franceschini che ha permesso l’operazione.
L’affondo di Montanari, che non ha risparmiato critiche dirette a Giulia Maria Crespi per l’operazione, ha suscitato però la reazione di un dibattito infuocato sull’argomento. In particolare a rispondere è stato Philippe Daverio fortemente contrario alla ricostruzione della vicenda e alle opinioni espresse da Montanari.
“Di Giulia Maria Crespi – ha ribattuto Daverio – tutto si può dire se non che non sia sempre stata persona che agli interessi dei beni culturali italiani abbia dedicato la vita e spesso il proprio danaro, sia nelle battaglie personali che nell’ avere promosso, finanziato e sostenuto il Fondo Ambiente Italiano”.
Daverio difende Crespi spiegando: “Che abbia poi deciso di vendere, forse per finanziare ulteriormente il suo impegno, un’opera d’ arte contemporanea da lei acquistata a poco e oggi di valore alto, non solo è il suo diritto ma pure forse la gioiosa verifica del proprio intuito(…) Vendere oggi a milioni di euro, di sterline o di dollari le opere della nostra contemporaneità non depriva il patrimonio nazionale, visto che di Burri c’è un intero museo a Città di Castello, ma contribuisce invece a ristabilire un onore nazionale che viene quotidianamente avvilito dalla stupidità che regna sovrana, purtroppo anche sulla carta stampata (…) La circolazione libera delle opere d’ arte è pari a quella delle idee, dei libri e delle invenzioni che formano il tessuto di coesione delle società moderne e democratiche”.
Alle critiche a Montanari si aggiunge anche Vittorio Sgarbi che su il Giornale scrive “Monatnari accusa la Crespi di colpe inesistenti”.
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