A Malpensa in bici? Si può, ecco il progetto Fiab

È un'esigenza di chi lavora in aeroporto, ma anche dei viaggiatori in bici stranieri che arrivano in aeroporto. Il gruppo Fiab Gallarate Pedala ha presentato il nuovo progetto in un convegno al Maga. Con altre idee per cambiare (in meglio) le città grazie alla bici

Malpensa Generiche

Una ciclabile per andare a Malpensa. Per consentire a tutti – lavoratori dell’aeroporto, abitanti del territorio, ma anche viaggiatori stranieri – di muoversi più agevolmente. A distanza di vent’anni dall’apertura di “Malpensa 2000”, andare in bici in aeroporto rimane impresa – se non impossibile – quantomeno difficile, anche per la mancanza di un percorso dedicato. Ed ecco perché l’accesso a Malpensa rimane un sogno da coltivare e rilanciare: la Fiab a livello locale l’ha seguito a lungo e oggi lo ripropone.

Con un nuovo piano, «uno studio di fattibilità aggiornato tenendo conto delle esigenze maturate negli ultimi anni da chi vive nel territorio attorno allo scalo e che mettiamo subito a disposizione di enti e istituzioni» spiega Valerio Montieri, architetto progettista, componente del comitato scientifico della Fiab, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Monterei è intervenuto nel corso di un convegno promosso al Maga da Gallarate Pedala, emanazione locale della Fiab.

Punto di partenza: i 15 mila addetti che abitano nelle vicinanze dell’aeroporto. «È stato calcolato che nel raggio di 7 chilometri – continua Montieri – vive la stragrande maggioranza dei lavoratori dello scalo. Con la nostra pista, potranno andare a lavoro con un mezzo come la bicicletta, non solo a impatto ambientale zero, ma che recenti studi dimostrano garantisca anche un livello meno elevato di stress». Ma poi c’è un altro aspetto: le esigenze di chi arriva a Malpensa con la bici sull’aereo, «in particolare i cicloturisti stranieri»: può apparire una nicchia – e di certo lo è – in un mercato gigantesco come quello dei viaggiatori, ma è una nicchia in crescita e importante e in crescita.

D’altra parte, molti degli aeroporti europei sono raggiungibili in bici. E l’accessibilità ciclistica può diventare un ottimo biglietto da visita anche per chi arriva a Milano e nel Nord Italia. «Col tracciato che abbiamo progettato, per loro ci sarà la possibilità, una volta atterrati, di sfruttare il percorso ciclo-naturalistico che, costeggiando il Ticino, li potrà condurre al Naviglio Grande di Milano e da lì collegarli con le altre grandi arterie ciclabili della Lombardia. Ma, naturalmente, di questa nuova infrastruttura – ha concluso Montieri – se ne avvantaggerebbe tutto il territorio circostante l’aeroporto di Malpensa che conta 120 mila abitanti in un raggio di 10 chilometri: potrebbe essere uno degli elementi, insieme al rafforzamento dell’asse ferroviario, per diminuire anche il flusso veicolare che pressa l’arteria stradale che porta allo scalo».

 

Il convegno promosso da Fiab Gallarate Pedala ha creato molto interesse: organizzato dall’architetto Paola Girola assieme a Legambiente, Ordine degli Architetti di Varese, Maga e Comune di Gallarate, e moderato da Piercarlo Bertolotti, coordinatore regionale della Fiab, ha visto anche la partecipazione di Monica Bottino, della Direzione generale Infrastrutture Trasporti e Mobilità sostenibile della Regione Lombardia, che ha illustrato il piano regionale della mobilità ciclistica e delle ciclovie nazionali; Ileana Moretti, presidente dell’Ordine degli Architetti di Varese, ente che “sottolinea l’importanza della progettazione ciclistica e degli spazi urbani in un’ottica di riuso e sostenibilità che caratterizza sempre più la nostra epoca”; Federico Del Prete di Legambiente, che ha svelato il rapporto di Legambici sull’economia della bici in Italia nel 2018 e l’architetto Matteo Dondè, del comitato scientifico Salvaiciclisti, che ha relazionato sulla pianificazione della mobilità ciclistica urbana, moderazione del traffico e riqualificazione degli spazi pubblici.

Per questi ultimi punti, le esperienze sotto l’insegna di Progetto zone 30 fatte da Dondè: in una realtà di provincia come Casalmaggiore in provincia di Cremona ma anche nel quartiere Corvetto di Milano, zona popolare della metropoli (una bella sfida anche per la cura delle periferie). Casi che dimostrano che le sperimentazioni sulle strade fatte per recuperare spazio urbano senza più una logica auto-centrica e a favore di una mobilità più lenta e sostenibile possono mettere d’accordo sia politici di diversi schieramenti che residenti e commercianti, nonostante le loro iniziali ritrosie. Per il Comune di Gallarate, che dovrà rinnovare il Piano mobilità che scade proprio quest’anno, sono intervenuti il vicesindaco Moreno Carù e l’assessore alla viabilità, Sandro Rech.

«Bisogna puntare sempre più sulle sinergie e sullo sviluppo ciclistico dei percorsi al fine anche di connettere superstrada, aeroporto e ferrovia», ha dichiarato Francesco Torraggiani, presidente della sezione gallaratese di Legambiente. «Per noi – commenta, infine, Antonio Dimiccoli, responsabile di Gallarate Pedala – è stata una bella occasione di confronto. Abbiamo l’obiettivo di alimentare una vera cultura della bicicletta. Il che significa anche andare oltre la ‘classica’ rivendicazione di avere più piste ciclabili. Non bisogna avere la mentalità di combattere per delle ‘riserve indiane’ ma, sull’esempio di varie realtà europee, per avere delle città sempre più a misura d’uomo e, di conseguenza, pensate, o meglio ripensate, per un mezzo di trasporto che dà solo vantaggi come la bicicletta. È un salto di qualità che bisogna compiere al fine di aumentare la qualità di vita delle nostre comunità. E la grossa partecipazione al nostro evento ci dimostra che stiamo sulla strada giusta».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2018
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  1. Scritto da supertizzy

    siamo sempre in attesa che dopo venti anni di chiacchere , qualcuno (politici lombardi) incominci a mettere da parte i soldi (nemmeno tanti) per fare 2 km di ciclabile. Inutile dire che in altre paesi sarebbe stata già fatta !!!

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