I cervelli che non scappano
Il lettore: "Bravi quelli che abbandonano sfiduciati l’Italia per cercare all’estero quanto l’Italia non può o non vuole dare loro". Ma chi pensa a questi ultimi?
Caro Direttore,
I giornali parlano di sovente dei “cervelli” che se ne vanno dall’Italia elogiando il loro coraggio: Affrontare una vita nuova in un ambiente anche molto diverso da quella in si è vissuto per anni è difficile e veramente occorre tanto coraggio e volontà per farlo.
Mi sembra giusto parlarne. Vorrei però ricordare anche i tanti “cervelli” che restano in Italia, affrontando difficoltà economiche e di carriera, molto spesso impediti a far ricerca per mancanza di mezzi e pastoie amministrative e di baronia.
Eppure rimangono ! Perché ? Non certo per motivi di soldi o di carriera, ma perché amano il loro paese e vogliono restarci per tentare di migliorarlo, di portare avanti la ricerca, per preparare un futuro ai loro figli o ai loro studenti.
Anche questi, caro Direttore, sono da elogiare e da ammirare. Alcuni di loro sono perfino percettori di finanziamenti a livello europeo, e quei soldi li usano in Italia per poter fare ricerca e creare possibilità di guadagnare qualcosa ai loro collaboratori
Bravi quelli che abbandonano sfiduciati l’Italia per cercare all’estero quanto l’Italia non può o non vuole dare loro. Ma almeno altrettanto bravi quelli che restano e combattono per creare qualcosa di nuovo nella ricerca anche in Italia. Solo in questo modo i giovani che vogliono intraprendere la strada lunga e perigliosa e spesso deludente della ricerca possono avere un futuro.
Cordiali saluti da un anziano ricercatore che ha sempre creduto e vuole ancora credere nella ricerca italiana
Dr CM Passarotti
Gallarate
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