Scultura classica e arte contemporanea nel nuovo altare della Basilica

In occasione del restauro strutturale e architettonico della Chiesa è stato consacrato il nuovo altare e ambone firmato da Claudio Parmiggiani. L’invito di Mons. Valagussa è quello di visitare l’opera e immergersi nel suo racconto

Arte - Mostre

Vi è tutta la storia dell’uomo nella scelta iconografica del nuovo altare della Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate, firmato dall’artista internazionale Claudio Parmiggiani, che ne ha progettato anche l’ambone.

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Le teste, in onice bianco, che compongono i tre lati dell’altare sono il calco dei principali personaggi della storia, raccontati da alcune delle opere d’arte più famose dell’umanità: dal volto di Maria della Pietà di Michelangelo, alle statue del Bernini, Borromini e Canova, partendo dalla bellezza ideale di Fidia per arrivare fino alla storia più recente. Un lavoro durato oltre tre anni e realizzato con le più moderne tecniche esecutive. I volti, maschili e femminili, per lo più rimandano a un immaginario classico rafforzato dalla scelta del materiale vitale trasparente alla luce.

L’impatto è molto potente, perché la modalità di rileggere la storia è molto forte, rientrando però a pieno titolo nella cifra stilistica di Parmiggiani, che da sempre usa la storia per raccontare il contemporaneo. Lo studio che l’artista ha fatto tiene conto della storia e dell’architettura della Basilica, in particolare riprende la serie di teste dei santi che adornano il cornicione, proponendosi contemporaneamente come un edificio morale che trova il suo compimento nella Mensa Eucaristica.

La realizzazione dell’altare e dell’ambone, seguendo le indicazioni previste dal Concilio Ecumenico Vaticano II, avviene in occasione del restauro strutturale e architettonico della Chiesa avviato nel 2016, sotto la guida di Monsignor Ivano Valagussa, affidando a Claudio Parmiggiani che ne ha curato l’ideazione e la realizzazione, affiancato da un’apposita commissione e dal Museo Maga.

Il nuovo altare è stato consacrato domenica 11 novembre 2018 da Sua Eccellenza Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano. L’ambone, luogo della Parola, realizzato in labradorite scura, si distingue per essenzialità e rigore formale e annuncia la parola di Dio attraverso la luce della materia.

«I volti che compongono l’altare – spiega Mons. Ivano Valagussa – sono tutti raccolti in unità, le due lastre bianche uniscono le persone, testimoni del flusso della storia; tutti sono chiamati per volontà di amore ad essere una sola cosa in Gesù Cristo, il suo corpo offerto al Padre, l’umanità nuova trasfigurata dal dono dello Spirito, vero tempio di Dio edificato con pietre vive per essere abitazione di Dio stesso tra gli uomini. La celebrazione del memoriale della Pasqua, l’Eucaristia, è attrazione, convocazione, comunione, sacrificio per una santità di vita che si esprime nella fraternità, nel servizio, nella carità e nella missione evangelica. Da qui nasce la Chiesa “dalle genti” e “in uscita».

«Il nuovo altare per la Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate – afferma lo stesso Parmiggiani – si riassume in una mensa derivante dalla giustapposizione di due luminose lastre marmoree sovrapposte che trattengono e proteggono, quasi materno pellicano, una moltitudine di teste antiche; reliquie ed emblemi di una sacralità, di una umanità, di una totalità».

L’ambone è il secondo polo liturgico progettato da Claudio Parmiggiani: a differenza della complessa articolazione dell’altare, si presenta con forme particolarmente semplici, essenziali. È un parallelepipedo realizzato in pietra labradorite, scelta per i suoi riflessi metallici, azzurri, dorati e per la sua luce interiore.

«Il pulpito per la Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate – sottolinea Claudio Parmiggiani -, nella sua forma si affida unicamente alla sua funzione assoluta. Messaggero della Parola. Nessuna immagine, solo la Parola come luce divina, solo lo splendore della materia, solo la luce come Parola divina. Luce suggerita da improvvisi bagliori di oro e di azzurro che vivificano ed animano la superficie del pulpito. La Parola è dentro la materia».

La nuova pavimentazione del presbiterio, realizzata in onice chiaro, inserisce armonicamente l’altare e l’ambone nello spazio architettonico della chiesa di cui ne prolunga la coerenza cromatica e architettonica.

Di fronte a un prima reazione di sorpresa della comunità, l’invito di Mons. Valagussa e della Commissione, è quello di visitare l’opera e immergersi nel suo racconto. Un occasione potrà essere l’incontro previsto martedì 13 novembre alle 21,00 con Emma Zanella e padre Andrea Dall’Asta, in Basilica.

L’iniziativa nasce dal desiderio a lungo coltivato dalla Comunità Parrocchiale di restituire alla sua bellezza e funzionalità liturgica la Basilica di Gallarate, desiderio reso possibile dalla generosità del benefattore Franco Moggio e dal Prevosto Mons. Ivano Valagussa che ha presieduto una commissione composta da mons. Giancarlo Santi, padre Andrea Dall’Asta, arch. Carlo Capponi, mons. Claudio Magnoli, prof. Francesco Tedeschi, sig. Giovanni Orsini e prof. Emma Zanella per il Museo MA*GA. Questo autorevole organismo ha lavorato nella identificazione dell’area del presbiterio, nella scelta dell’artista e del suo accompagnamento per la realizzazione del progetto. La direzione dei lavori è stata affidata all’arch. Paolo Gasparoli e all’arch. Fabiana Pianezze.

L’iniziativa si completa al Museo Maga – fino al 24 febbraio 2019 – con la presentazione di una serie di filmati che documentano alcune tra le opere più significative di Claudio Parmiggiani e dalla mostra Moltiplicazioni di Armin Linke con opere appositamente prodotte per l’occasione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 novembre 2018
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