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Da Rossini ai Pink Floyd. L’orchestra è come un’impresa

L'Orchestra Rossini di Pesaro e Fano sale in cattedra alla Liuc. Saul Salucci (presidente): «Noi creiamo un prodotto lavorando in team. Gli orchestrali sono tutti "operai" altamente specializzati»

orchestra rossini

Un’università ha il dovere di stupire i suoi studenti perché fuori dai binari consolidati dell’accademia ci sono anche i segni dell’avanguardia che non possono essere ignorati. Non deve quindi sorprendere che in un’aula dove normalmente si parla di impresa, organizzazione aziendale ed economia politica a tenere lezione ci sia il presidente di un’orchestra e un quartetto d’archi.  La ragione di questa originale contaminazione è che tra un’orchestra e un’impresa ci sono più punti in comune di quanto si pensi. «Studiare musica ti insegna le regole dell’autocontrollo e richiede grande rigore – spiega Michele Graglia, presidente della Liuc – Suonare in un’orchestra vuol dire riconoscere ruoli distinti, gerarchie e parti correlate, tutto funziona se le varie sezioni si ascoltano e se seguono il direttore. Lo stesso accade in azienda nel rapporto tra imprenditore e lavoratore».

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Il presidente della Liuc è il primo ad aver sperimentato nella realtà questa contaminazione. Oltre a essere un imprenditore con il pallino dell’ingegneria meccanica, è diplomato in violino e suona in un’orchestra di Milano. Parole, quelle di Graglia, che per  Saul Salucci, amministratore dell’orchestra sinfonica Rossini di Pesaro e Fano, devono essere risuonate come molto famigliari. «È vero, l’orchestra di fatto è un’impresa – commenta il musicista – noi creiamo un prodotto lavorando in team e gli orchestrali sono tutti “operai” altamente specializzati».

L’Orchestra Rossini, che nel 2019 compirà 25 anni, rappresenta un caso quasi unico in Italia. La sua è una storia così speciale che Massimo Folador, docente di business ethics alla Liuc Buniness School, l’ha inserita nel libro “Storie di ordinaria economia (guerini NEXT). Un vero e proprio percorso nel cambiamento tracciato da ventiquattro aziende che hanno scelto di fare impresa in modo diverso mettendo al centro il capitale umano. E così mentre in Italia decine di orchestre chiudevano i battenti perché non c’erano abbastanza risorse economiche per sostenerle, l’orchestra Rossini progettava il proprio futuro partendo dalle persone, professionisti che amavano suonare insieme.

Solo nel 2018 l’ensemble di Pesaro e Fano, nelle varie formazioni, si è esibito più di cento volte grazie anche alla presenza di numeri sponsor che hanno apprezzato e condiviso le loro proposte. «Il motivo per cui abbiamo avuto e continuiamo ad avere successo  – sottolinea Salucci – è il legame tra le persone. Tra gli orchestrali c’è una condivisione di valori basata sull’onestà di intenti che poi genera fiducia».

La molla che ha fatto scattare la partecipazione degli orchestrali al progetto non è dunque il profitto e tantomeno l’arricchimento personale. Ci sono stati momenti in cui il collante dell’orchestra, ovvero la fiducia, è stata messa in discussione dagli stessi musicisti. «Otto soci della cooperativa su 45 hanno tentato un “ammutinamento” – racconta il presidente  – Si trattava di professori d’orchestra che ritenevano di valere più di altri e così se ne sono andati perché allettati dalle promesse di alcuni politici. Il risultato è che noi abbiamo rinsaldato i ranghi e siamo più uniti di prima. Il merito va tutto agli orchestrali che mettono sempre al centro la persona, affidandosi l’uno con l’altro».

C’è un altro segreto che spiega il successo di questa orchestra: la sua estrema resilienza unita a una flessibilità piuttosto rara nel mondo della musica classica. Si può infatti trovare il nome della Rossini affiancato a quello di band che eseguono musiche dei Pink Floyd, Led Zeppellin, Queen e Beatles. E come se non bastasse può capitare di ascoltarla, oltre che nei teatri, nelle spiagge, nei palazzetti e nelle piazze come accadrà la sera del 23 dicembre a Pesaro. «Se una composizione è fatta bene – conclude Salucci – può essere eseguita anche da un’orchestra. Noi abbiamo suonato gli inni ai campionati mondiali di ginnastica artistica e durante la Coppa Davis. Per il concerto natalizio abbiamo preparato le colonne sonore dei film di Walt Disney. Il nostro prodotto è la musica che genera a sua volta bellezza ma solo quando al centro di tutto c’è l’uomo».

 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 19 Dicembre 2018
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