L’Opera Lirica torna varesina dopo oltre 70 anni

Varese si riprende una tradizione che era propria della città ma che si era persa nei decenni: quella del teatro d'Opera, con la pria produzione varesina: un Don Giovanni in scena il 10 marzo

Il Don Giovanni fatto a Varese

Varese si riprende una tradizione che era propria della città ma che si era persa nei decenni: quella del teatro d’Opera.

Quello che nell’800 era uno dei principali spettacoli della città, che aveva una certa nomea nazionale per questo genere di teatro, e che è stata residenza del primo Otello nazionale, Francesco Tamagno, negli ultimi decenni si è allontanato dalle scene varesine: ma ora, grazie a una coraggiosa produzione varesina, risorge e addirittura crea uno spettacolo “esportabile” anche oltre la città.

È tutta varesina infatti la produzione che metterà in scena il Don Giovanni di Mozart il prossimo 10 marzo al Teatro Openjobmetis di Varese.

A firmarla sono Red Carpet Teatro e Giorni Dispari Teatro e con la collaborazione attiva del Teatro Openjobmetis, con il patrocinio del Comune di Varese e il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate.

Un’opera ambiziosa che vede coinvolti molti professionisti varesini che hanno fatto fortuna altrove e che hanno aderito al progetto nell’intento di «riportare il nome di Varese tra le produzioni liriche – come spiega Serena Nardi, regista del Don Giovanni e direttore artistico insieme Sarah Collu e Vittorio Bizzi di Red Carpet Teatro. – Varese ha sempre avuto una grande tradizione lirica: partendo da Verdi e Puccini che nel XIX secolo scelsero proprio il Teatro Sociale di Varese – andato poi abbattuto – per le “prove generali” delle loro opere prima di portarle alla Scala di Milano, fino al tenore Francesco Tamagno che ha voluto legare il proprio nome alla nostra città. E molti sono i melomani e i semplici appassionati: a dimostrarlo è stata la grande risposta delle persone ad ogni proposta di opera che abbiamo fatto, e al VareseEstensefestival, che ha visto più di mille spettatori paganti».

TUTTA UNA CITTA’ COINVOLTA

Le principali caratteristiche di questa produzione sono la sua coralità e la sua attenzione a “riportare a casa” il talento musicale varesino. Innanzitutto, praticamente tutta la città, che conserva comunque una forte attenzione alla musica, è stata coinvolta: dal liceo musicale statale Manzoni all’artistico Frattini, permettendo ai ragazzi di misurarsi in quella che è una produzione operistica vera e propria.

Il coro, che sotto la direzione del maestro Riccardo Bianchi accompagnerà l’esecuzione dell’opera, è composto interamente dagli alunni del Manzoni; qualche ragazzo è stato inoltre selezionato per suonare nell’orchestra OSM Città di Varese, impreziosita dalla presenza di alcuni filarmonici della Scala di Milano e della Verdi di Milano.  I ragazzi del Frattini invece stanno facendo dei percorsi formativi sull’opera, seguendo il progetto sulla scenografia dell’assistente alla regia Daniele Piscopo, altro “varesino esportato per motivi artistici”. «Alle scuole saranno dedicati dei matinée  – aggiunge Serena Nardi – preceduti da alcuni interventi in classe per avvicinare le nuove leve alla bellezza dell’opera e renderla così maggiormente accessibile anche a loro».

Delle quasi 200 persone coinvolte nella produzione, molti sono i nomi varesini. Oltre alla regista Nardi e al direttore Bianchi, metà degli interpreti in scena sono di Varese: la soprano Mariachiara Cavinato (Donna Anna), la soprano Margherita Vacante (Zerlina), il basso Oliviero Pari (Il commendatore) e il baritono Daniele Piscopo (Masetto).

I COMMENTI DEI PROTAGONISTI

«Riportare l’opera in città è una sfida che, dopo la positiva esperienza del Varese Estense Festival che ha visto anche il nostro esordio alla produzione con Suor Angelica di Puccini proposta nella basilica di San Vittore» ha commentato Sarah Collu, mentre la regista Serena Nardi ha aggiunto:  «Abbiamo voluto lanciare creando un gruppo di lavoro che ha trovato la pronta collaborazione di giovani e di professionisti qualificati. E, in attesa della messa in scena, la città sarà coinvolta con delle incursioni di musicisti e cantanti nei luoghi di aggregazione dei giovani per creare attenzione attorno ad un evento che è storico per Varese». 

«Siamo contenti di poter contribuire alla realizzazione di una produzione varesina, maturata nel tempo e che ora potrà esprimersi appieno grazie alle molte importanti collaborazioni per far tornare l’opera lirica e la musica sinfonica protagoniste nel cartellone del Teatro Openjometis di Varese – aggiunge Filippo De Sanctis direttore organizzativo del Teatro di Varese che si è reso disponibile ad apportare delle modifiche scenico-strutturali al teatro per poter ospitare al meglio la rappresentazione – Uno dei primi grandi risultati di questa produzione è stata una seconda data, a Pavia, grazie al principale circuito di musica operistica italiano, che ha voluto dare fiducia a questo progetto».

«Per Varese è indubbiamente un motivo di orgoglio riportare l’opera lirica in città ed è la dimostrazione del nostro lavoro costante per far crescere l’offerta culturale, lavorando fianco al fianco delle tante realtà e associazioni presenti sul territorio – osserva il sindaco di Varese, Davide Galimberti -. L’opera lirica è un patrimonio nazionale e Varese con il Don Giovanni torna ad essere protagonista mettendo il suo nome su questa opera».

La Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate si è posta al fianco degli organizzatori. «Il sostegno alle realtà di valore del nostro territorio di riferimento è motivo di orgoglio per la nostra banca», osserva il vicepresidente della Bcc Diego Trogher. «Questo progetto è importante per almeno tre motivi: innanzitutto, la valorizzazione della storia di Varese e della sua tradizione legata all’opera lirica; in secondo luogo, l’attenzione che viene data ai giovani. Non certo ultimo, l’importanza che la musica e la cultura hanno nella nostra società quale elementi di crescita e di sviluppo».

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 16 Gennaio 2019
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