Le nostre città sono a misura di bambino?

Le singole azioni, dai parcheggi rosa ai pedibus fino alle aree pedonali urbane, e la regia dei programmi dedicati come "Città amica dei bambini" di Unicef

Generico 2018

Una città a misura di bambini e famiglie. La chiedono i genitori e diventa sempre di più un’esigenza che le amministrazioni comunali fanno propria anche per garantire futuro alle comunità in una fase di forte riduzione delle nascite.
Da ultimo ha fatto notizia il paesino di Vilminore di Scalve, nella bergamasca, che ha chiuso il centro alle auto “perché i bambini qui giocano ancora per strada”. Un caso più unico che raro che testimonia però un’attenzione crescente a rendere i centri abitati più vivibili per i bambini.

«Non si tratta tanto e solo di singoli provvedimenti, quello che rende un centro urbano davvero adatta ai bambini è innanzi tutto un approccio, di un’attenzione costante alle esigenze delle famiglie e dei bambini nella fase decisionale, quando si operano scelte o si progetta il futuro della città», spiega Caterina Rossi, presidente di Unicef Varese.
In particolare Unicef sta riformulando il suo programma di “Città amica dei bambini nato una ventina di anni fa e rivolto ai comuni con più di 15mila abitanti, per crearne una versione adatta anche ai centri più piccoli.

Il programma conta su “9 passi” necessari a rendere una Città amica dei bambini, a cominciare da una delibera di adesione dell’amministrazione comunale «che deve essere assunta entro i primi due anni di mandato, per evitare che la corsa a diventare amici dei bambini sia utilizzata come strumento di propaganda elettorale prima di andare al voto», spiega la Rossi. Nei nove passi non si incontrano singole azioni ma un vero e proprio sistema decisionale capace di coinvolgere attivamente la partecipazione dei bambini e delle famiglie: «Perché una città sia amica dei bambini non è sufficiente la festa a tema o un singolo provvedimento, serve un’attenzione generale, condivisa e  continua alle esigenze dei più piccoli, in tutte le fasi della crescita, dai neonati agli adolescenti.».
Per ora in provincia di Varese solo la città capoluogo è inserita tra le “Città amiche dei bambini “di Unicef. Saronno ne ha fatto parte e dovrà valutare se confermare il percorso, mentre altri comuni al di sotto dei 15 mila abitanti collaborano comunque con Unicef (Cuveglio, Brenta e Gorla Maggiore).

Storicamente è invece il Comune di Malnate quello che ha una tradizione più attenta alle esigenze delle famiglie avendo aderito parecchi anni fa al programma Città dei bambini nato nel 1991 a Fano con l’idea di coinvolgere attivamente i bambini nel governo della città per renderli partecipi e facilitarne l’autonomia negli spostamenti interni al Comune. «Anche se non legato a Unicef, a Malnate questo approccio attento ai bambini nel governo della città è talmente radicato, assimilato e condiviso da non essere più neanche un punto in discussione durante l’ultima campagna elettorale. Significa che il programma ha funzionato ed è stato raggiunto l’obiettivo più alto: l’attenzione ai bambini è diventata cultura locale», spiega Caterina Rossi.

Parcheggi rosa riservati alle donne in gravidanza o con bimbi piccoli, servizi igienici attrezzati per neonati e bambini, percorsi di Pedibus e Bicibus per andare a scuola, zone urbane pedonalizzate, parchi e aree giochi e il consiglio comunale dei ragazzi sono solo alcune delle singole azioni che contribuiscono a rendere le città più vivibili per bambini. Ma perché siano davvero efficaci bisogna che siano parte di una visione complessiva della città “a misura di bambino”.

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Pubblicato il 22 luglio 2019
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