Il giornalismo non è più quello di una volta

Cruciani e Staffelli al primo incontro di Festival Glocal per parlare di Ordine, tutela della professione, e di diffusione delle notizie (anche) attraverso i social

glocal 2019

L’anno zero del giornalismo, paragonabile al momento in cui Gutenberg inventò la tecnica della stampa. Eccessivo? Non proprio, il momento è delicato e richiedere riflessioni profonde.

Quattro ore di dibattito fitto con i protagonisti della professione su un tema delicato che apre una serie di domande a cui occorrerà prima o poi dare una risposta. S’è parlato del ruolo dell’ordine dei giornalisti, della responsabilità di chi produce e diffonde false notizie e della necessità di offrire garanzie a chi decide di intraprendere questa professione, nel primo incontro di Festival Glocal, che si è aperto oggi , giovedì 7 novembre.

Al tavolo dei relatori due veri “personaggi” del giornalismo: Giuseppe Cruciani, giornalista di Radio24 e Valerio Staffelli inviato di Striscia la Notizia. Il confronto con Alessandro Galimberti, presidente dell’Odg della Lombardia, Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine e Raffaele Fiengo storico giornalista del Corriere della Sera è stato incentrato sulla necessità di vigilare su quanto sta avvenendo nel mondo della comunicazione, per governare il cambiamento senza subirlo.

“Senza giornalismo la democrazia non può funzionare -ha esordito Fiengo- ma oggi abbiamo un giornalismo che non può assolvere alla sua funzione: il giornalismo è subordinato al marketing, alla pubblicità e ai social network Il giornalismo non vede più, non racconta quel che accade andando in profondità” .
“Mi piace l’allargamento dell’informazione che non si ferma alle élite, con facebook, twitter e instagram con un giornalismo che raggiunga davvero a tutti. Ma deve arrivare come l’acqua arriva nei campi della comunità di Subak -ha detto ancora Fiengo –  Nei villaggi di montagna dell’isola di Bali i contadini affidano la gestione dei campi di riso a terrazzo al proprietario dell’ultimo campo, perché sono certi che avrà cura di pulire i canali affinché l’acqua arrivi limpida fino al suo”.

Metafora chiara di un giornalismo che non sempre scorre “limpido” e pulito dalla fonte ai fruitori: “Questo risultato si può ottenere solo tutelando anche i freelance, i colleghi precari, costretti a lavorare in condizioni non più accettabili”.

Giuseppe Cruciani ha ribattuto a Fiengo: “Io non credo che il giornalismo non veda più quel che accade. L’esplosione delle testate locali è la dimostrazione che si vede anche quello che un tempo sfuggiva. Sono meno pessimista: io credo che la comunicazione e l’informazione vedano ovunque. Faccio un esempio attuale: il caso dell’ultrà del Verona; il fatto è emerso grazie ad  un collega di una piccola radio locale del Veneto.  Niente sfugge: neanche quello che avviene a livello locale, che diventa globale grazie alle persone che lavorano in queste piccole testate.

Certo la questione del marketing non è di facile soluzione – ha continuato Cruciani –  un post su Instagram vale senza dubbio molto di più di un articolo su un giornale nazionale, che viene visto da un numero più basso di persone e probabilmente non diventerà virale. E non solo: il lavoro d’inchiesta di Striscia la Notizia o le Iene una volta non c’era. Oggi il panorama è vasto, certo c’è un problema delle risorse e di come vengono pagate, ma quello è un altro discorso. Spesso vengono sottopagati anche quelli che lavorano con me che fanno un lavoro egregio ed è su quello che l’Ordine dovrà intervenire”.

E sull’abolizione dell’Ordine, uno dei temi centrali dell’incontro di questa mattina, i presenti sono stati invitati a votare da Paolo Pozzi, portavoce del presidente Galimberti, attraverso un banner pubblicato su Varesenews: 109 i voti raccolti, 87 hanno votato no e 22 sì.

Un risultato forse scontato ma che non esclude una riflessione profonda sul ruolo dell’Ordine oggi e sulla necessità di rivedere alcune regole. “Io credo che l’evoluzione tecnologia sia un fenomeno rivoluzionario ma di fronte a fenomeni nuovi noi diamo risposte vecchie, che devono essere riviste – ha detto Carlo Verna -. Io sto provando a proporre regole nuove. Sono pienamente d’accordo con il sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella quando afferma che l’informazione non si può lasciare solo al libero mercato, ma occorre un intervento attivo e trasparente dello Stato per garantire il pluralismo sancito dall’articolo 21 della Costituzione”.

Infine Verna ha sollecitato la rapida approvazione dei provvedimenti sulle azioni giudiziarie  e la riforma della diffamazione, “spesso – ha concluso – vere e proprie forme di intimidazione verso i cronisti che esercitano il loro mestiere.”

Esempi concreti di queste intimidazioni che arrivano sempre più spesso dai social li ha portati Valerio Staffelli: “Striscia la notizia entra da 30 anni nella casa degli italiani. Abbiamo migliaia di segnalazioni ogni giorno e vanno controllate tutte. Tempo fa c’era un tizio che si divertiva  pubblicare notizie false per divertimento, erano i primi tempi e spesso accadeva che i giornali le riprendessero. Il nostro compito era indagare, far aprire gli occhi al nostro pubblico e spiegare che si trattava di notizie false, tarocche.
Abbiamo molte persone che verificano sul campo, raccogliendo le prove come si faceva un tempo.

Il problema è che ormai quando raccontiamo cose che danno fastidio partono le querele e le minacce sui social. Il caso più eclatante che mi ha visto protagonista è accaduto dopo l’ultimo Sanremo. Abbiamo fatto un servizio spiegando che nel testo di una canzone c’era un chiaro riferimento alla droga. Noi lo abbiamo raccontato, abbiamo chiesto conto di questa scelta e si è scatenato il delirio: i ragazzi sui social hanno minacciato di morte me e la mia famiglia. La Polizia Postale fa un grandissimo lavoro ma non è facile tenere a bada e gestire l’odio sul web”.

“Quel che racconta Valerio Staffelli è esemplare di quel accade nel meraviglioso mondo digitale dove l’intermediario digitale non paga mai . Su questo occorre intervenire – ha detto Alessandro Galimberti presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia –  è un problema di civiltà. Il caso Google Spain ne è un esempio: il diritto all’oblio lo amministra google”. Ma Galimberti ha approfondito anche il tema dei motori di ricerca e degli aggregatori di notizie oltre alla giusta retribuzione per i giornalisti.

“Le aziende editoriali stanno soffrendo di una crisi epocale. Finora si è fronteggiato il fenomeno con piani di crisi che hanno inciso sulla riduzione del costo del lavoro e con la riduzione degli organici redazionali di tutte le testate, quotidiane e periodiche. I contenuti giornalistici viaggiano gratis sulla rete perché vengono postati dagli utenti, perché vengono postati dai social network, dagli aggregatori di notizie come Google. Si tratta di sottrazione del diritto di proprietà intellettuale, di abuso di copyright. La soluzione è davvero semplice secondo noi – ha concluso Galimberti – ridistribuire la ricchezza in maniera equa: quel che i grandi motori di ricerca guadagnano con gli articoli scritti da altri, deve tornare non solo ai giornali, ma anche ai singoli giornalisti che hanno prodotto la notizia, che oggi come oggi, invece, arricchisce solo gli aggregatori”

 

di roberta.bertolini@varesenews.it
Pubblicato il 07 novembre 2019
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