Il “giallo” di Adelaide sul palco dell’Aula Magna dell’Insubria

Si terrà venerdì 31 gennaio alle 18 il concerto K 294a di W.A. Mozart eseguito dall'Insubria Chamber Orchestra. Dirige Giorgio Rodolfo Marini, Alessandra Sonia Romano al violino e Bruno Canino al pianoforte

Generico 2018

L’ha composto Wolfgang Amadeus Mozart e non Agatha Christie, eppure il concerto per violino e orchestra K 294a, detto “Adelaide”, è stato il protagonista di uno fra i “gialli” più seguiti del XX secolo. Probabilmente lo ricorderà il professore Giuseppe Armocida, al quale è affidata l’introduzione del pomeriggio musicale di oggi – si apre alle ore 18 – organizzato nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese, in via Ravasi, dal Rotary Bodio Varese Laghi Sud. Ingresso gratuito, con offerta libera a sostegno dei progetti della Rotary Foundation. Sul palco, Giorgio Rodolfo Marini alla testa dell’Insubria Chamber Orchestra; Alessandra Sonia Romano al violino e Bruno Canino al pianoforte. Un trio dalle virtù eccezionali. Intonato non solo sulle altezze musicali ma anche su quelle umane. Che, seppur di difficile accordatura, quando vibrano all’unisono non lasciano scampo.

Il gioco delle parti, in un concerto d’impronta cameristica come lo è questo, non sfugge alle penombre del mistero. Per gradire, quel “giallo” iniziale legato al concerto con dedica a “Madame Adélaide de France”, quarta figlia di re Luigi XV di Francia. Brano riscoperto e rieditato nel 1933 dal violinista francese Marius Casadesus, nome famoso nel circuito sonoro per avere eseguito la prima della “Tzigane” di Ravel di fronte allo stesso compositore. A parte questo, Casadesus si appropria della paternità dell’opera e cita in giudizio una grossa casa discografica che, invece, fa incidere il brano a Yehudi Menuhin soddisfacendo le fonti storiche che sostengono che il concerto sia stato scritto da Morzart, a Parigi, all’età di dieci anni. Su questo pastiche dalle tinte grigie e non propriamente noir, ne scrisse anche il New York Times. Che così titolava un suo articolo il 16 agosto 1977: «Marius Casadesus citato in giudizio da Morzart per il concerto». La vittoria andò all’enfant prodige austriaco.

In questa scrittura ricca di contrasti, vitale e sognante a seconda che si parli di Allegro o Adagio, si inserirà Alessandra Romano. Violinista che coniuga classe e impeto, nel ricordo dei suoi studi con Paolo Borciani (fondatore e violinista del Quartetto Italiano) e Itzhak Rashkovsky. Specializzata nelle musiche di Ernest Bloch, da tre anni è stata scelta per suonare il violino della Shoah. Ma all’Insubria lo strumento principe sarà quello, originale, appartenuto a Maria Adelaide. Un’occasione resa possibile da Carlo Alberto Carutti, che l’ha ritrovato nel 2019 e ne ha ricostruito la storia. In occasione del 250esimo anniversario del primo viaggio in Italia di Amadeus Mozart, anche l’esecuzione della Sinfonia n. 29 in la maggiore K 201. Quella che il musicologo Stanley Sadie definiva come “una pietra miliare, personale nel tono e ancor di più nella sua combinazione di intima musica da camera, con una tempra ardente e impulsiva”. Tra lo stile dotto e quello galante, alcuni storici ritengono che questa sinfonia sia il risultato di una “crisi romantica” del compositore.

Romantico, tutto sommato, lo è anche Johann Sebastian Bach. Difficile crederlo, per chi ha ingegnerizzato dio e con lui il suono. Invero, c’è tanta di quella anima in questo musicista da dover credere che l’amore, seppur giocato in contrappunto, possa togliere il fiato. E così, presumibilmente, sarà la versione del Concerto per pianoforte e orchestra BWV 1056 (vivaldiano non solo nello spirito) con Bruno Canino. Che sarebbe stupefacente sorprendere nelle trame barocche con un tocco da Impressionista (quanto è suadente il suo Debussy!). Comunque, spiritoso e marziale sarà il tocco. In tutto questo – compreso il Concerto per violino e orchestra di MWV 04 di Felix Mendelssohn Bartholdy (dove Mozart e Beethoven giocano a nascondino) – c’è la bacchetta di Rodolfo Marini. Pronto lettore di quelle pieghe musicali che lasciano intendere ben più di quanto si possa ascoltare. A lui il compito di traghettare, nel mare del tempo, questa musica che è da considerarsi una conquista espressiva per tutti. Anche, ovviamente, per l’Insubria Chamber Orchestra: fondata nel 2012, giovane, compatta e desiderosa di abbeverarsi alla fonte della filologia pur di donare al pubblico un brivido in più. Il brivido di un accento spostato, di una terzina irrequieta, di un vibrato sconosciuto o di una cadenza che si pensava fosse andata persa. E invece…

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Pubblicato il 31 gennaio 2020
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