“Non c’è come un restauro per capire la vera storia di un edificio”: Crippa ricorda il recupero del grattacielo Pirelli
Ha avuto come momento centrale la straordinaria testimonianza sul restauro del grattacielo Pirelli l'incontro di novembre di Thinking Varese
Ha avuto come momento centrale la straordinaria testimonianza sul restauro del grattacielo Pirelli l’incontro di novembre di Thinking Varese, avvenuto in webinar il 25 alle 19.
Ospite era Maria Antonietta Crippa, che non è stata solo parte del comitato tecnico scientifico che ha affiancato i progettisti, ma anche ostinata e appassionata conservatrice dell’essenza di quel progetto, firmato da Gio Ponti insieme a un team di straordinari architetti ed ingegneri italiani del dopoguerra – con lui c’erano Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinardi e Egidio Dell’Orto – che hanno reso quell’edificio, inaugurato nel 1960, un vero e proprio “grattacielo made in Italy”. «Quell’edificio non era una scimmiottatura dei grattacieli americani: aveva soluzioni originali che lo configuravano come una vera e propria sintesi dell’architettura e dell’ingegneria italiana dell’epoca – Ha spiegato Maria Antonietta Crippa – E in particolare l’ingegneria entra in modo determinante, definendo di fatto la sua forma lenticolare finale».

Per il restauro, avvenuto dopo l’incredibile incidente avvenuto nel 2002, che vide un aereo da turismo letteralmente introdursi nel 26esimo piano del palazzo causando la morte non solo del pilota dell’aereo ma anche di due impiegate della Regione fu determinante proprio la capacità della Crippa di convincere l’allora presidente della Regione Roberto Formigoni che non era affatto necessario cambiare la struttura del grattacielo per “irrobustirlo” o “renderlo moderno” e che ogni particolare di quello che poteva considerarsi un esempio straordinario di made in italy nelle costruzioni poteva essere ripristinato. Fu così creato un comitato tecnico scientifico a supporto dei progettisti, che vedeva anche lei tra i componenti.
«Fortunatamente, fin da subito ci fu sintonia tra la commissione e i progettisti – spiega – Anche questi ultimi hanno infatti approvato la logica conservativa che proponevamo, e il risultato è stato un lavoro certosino di restauro, che ha però conservato l’idea originale del progetto, anche nel momento in cui si inserivano materiali tecnologicamente più avanzati».
Ogni restauro, infatti, prevede inevitabilmente dei cambiamenti, ma: «I problemi di aggiornamento tecnologico vanno risolti di volta in volta, non lasciando prevalere luoghi comuni, norme generiche o gusto della spettacolarizzazione. Certamente però l’impatto tecnologico è un tema molto importante, che tra l’altro che fa la gloria dell’intervento sul grattacielo Pirelli»
Perchè: «Non c’è come un restauro per capire la vera storia di un edificio – ha concluso l’architetto – Solo conservare e restaurare garantiscono la possibilità che il moderno diventi tradizione».
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