Se cambia l’economia reale, deve cambiare anche la finanza
Anna Gervasoni, docente di Economia alla Liuc e direttore di Aifi, è intervenuta al World manufacturing week. "Per finanziare l'impresa ci sono anche strumenti di finanza alternativa e addizionale, un versante in cui l’Italia deve ancora crescere"
«Se cambia l’economia reale, deve cambiare anche la finanza». La pensa così Anna Gervasoni, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese della Liuc– Università Cattaneo, che ha aperto uno degli incontri organizzati nell’ambito della World manufacturing week, in corso a Villa Erba a Cernobbio.
“Financial tools for a new economic management” il titolo dell’evento, in cui sono stati presentati alcuni dati che fotografano i cambiamenti capillari in corso nella nostra economia, con particolare riferimento agli intrecci tra finanza e manifattura. I numeri sono eloquenti: in Italia abbiamo 4 delle prime 10 realtà quotate del settore. «Alle nuove esigenze delle imprese – ha spiegato Anna Gervasoni – si uniscono nuove esigenze di finanziamento. Cambiano i consumi e serve, ad esempio, lavorare sulla sostenibilità, anche per raggiungere la clientela più giovane. Se produco, non posso prescindere da cambiamenti tecnologici ma anche sociali».
Quali mezzi, dunque, per stare al passo nel finanziamento alle imprese? «Non solo la banca – ha commentato l’economista della Liuc– ma strumenti di finanza alternativa e addizionale, un versante in cui l’Italia deve ancora crescere. Diecimila al momento le imprese in Italia che hanno accettato questa sfida solo nell’anno in corso. Del resto, la tecnologia sta entrando anche nelle banche per cambiare processi e prodotti».
Un tema decisamente caldo che anche la stessa Liuc sta affrontando in maniera sistematica grazie all’Osservatorio Banca Impresa 2030. Tre le principali direttrici lungo le quali si sta sviluppando questa evoluzione, ossia private equity, venture capital e private debt. Anche qui la manifattura domina: guardando infatti ai principali settori di investimento del private capital, il manifatturiero rappresenta l’80% del totale degli investimenti.
E il settore pubblico? «Se riusciamo ad attivare partnership efficaci tra pubblico e privato – ha osservato Gervasoni – si possono creare interessanti opportunità di business, determinanti per fare ripartire il paese».
A margine dell’incontro, la soddisfazione del rettore della Liuc Federico Visconti per una mattinata ricca di stimoli: «La presenza della Liuc alla World Manufacturing Week documenta cosa significa per un’università fare terza missione, quindi rendersi disponibili per occasioni di confronto, a partire però da risultati di ricerca. Inoltre, all’evento sono intervenuti anche i nostri studenti. Un’opportunità, dunque, anche sul piano formativo, con molte preziose testimonianze».
All’incontro sono intervenuti Alberto Ribolla (past president World Manufacturing Foundation), Alvise Biffi (presidente piccola industria Confindustria Lombardia), Marco Tajana (executive director The Best Equity), Alessandro Spada (presidente Confidi Systema), Gianluca Savoldi (responsabile patient capital – UniCredit), Andrea Ragaini (vice direttore Banca Generali), Giovanni Rallo direttore generale Finlombarda spa), Ernesto Somma (responsabile dell’area Incentivi ed Innovazione Invitalia spa), Gabriele Todesca (head of division, Equity Partnerships European Investment Fund), Matteo Colombo (presidente Hevor srl), Roberto Macina (managing partner & Co-Founder WDA) e Innocenzo Cipolletta (presidente Aifi).
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