Autista Ncc picchiato da un taxista a Malpensa per una lite stradale
L'uomo, 66 anni, raggiunto e ferito al parcheggio del Terminal 1. Il fatto, nato per un sorpasso, nello steso giorno in cui la Consulta ha dichiarato “incostituzionale" il divieto di rilasciare nuove autorizzazioni per il servizio di noleggio con conducente

Una lite scoppiata sulla strada per un sorpasso, poi deflagrata al parcheggio del Terminal 1 di Malpensa: difatti invece del chiarimento fra autista di «Ncc» (Noleggio con conducente) e taxista, quest’ultimo avrebbe colpito l’autista provocandogli un’escoriazione al capo, con relativo sanguinamento. La vittima, un conducente di Ncc di 66 anni, probabilmente non sporgerà denuncia per lesioni, fatto che spetta alla parte offesa di questo genere di reato. La notizia, pubblicata dal Giorno, è stata ripresa dall’Ansa e dai principali quotidiani nazionali, come il Corriere della Sera.
La vicenda però, vede come sfondo la recente sentenza della Consulta che ha giudicato come “incostituzionale” il divieto di rilasciare nuove autorizzazioni per il servizio di noleggio con conducente.
Il fatto in questione – il pestaggio – è difatti avvenuto venerdì scorso, il 19 luglio, nel tardo pomeriggio e da alcuni media è stato letto come una sorta di reazione alla decisione della Corte costituzionale; fatto che invece non avrebbe attinenza con quanto avvenuto ai parcheggi del terminal 1 di Malpensa.
LA DECISIONE DELLA CONSULTA
La sentenza n.137, depositata il 19 luglio, riguarda le motivazioni con cui la Corte costituzionale, accogliendo le questioni che aveva sollevato davanti a sé, ha dichiarato illegittimo l’articolo 10-bis, comma 6, del decreto-legge n. 135 del 2018.
Il divieto di rilasciare nuove autorizzazioni per il servizio di noleggio con conducente (NCC) sino alla piena operatività del registro informatico nazionale delle imprese titolari di licenza taxi e di autorizzazione NCC ha consentito, per oltre cinque anni, – scrivono i giudici estensori della decisione – «all’autorità amministrativa di alzare una barriera all’ingresso dei nuovi operatori», compromettendo gravemente «la possibilità di incrementare la già carente offerta degli autoservizi pubblici non di linea».
Certo, una decisione che di fatto ha scaldato, e non poco, gli animi dei taxisti, anche se la norma censurata ha causato, in modo sproporzionato, – continuano i giudici – «un grave pregiudizio all’interesse della cittadinanza e dell’intera collettività».
I servizi di autotrasporto non di linea, infatti, concorrono a dare effettività alla libertà di circolazione, «che è la condizione per l’esercizio di altri diritti, per cui la forte carenza dell’offerta» – che colloca l’Italia fra i Paesi europei meno attrezzati al riguardo – generata dal potere conformativo pubblico ha indebitamente compromesso «non solo il benessere del consumatore, ma qualcosa di più ampio,
che attiene all’effettività nel godimento di alcuni diritti costituzionali, oltre che all’interesse allo sviluppo economico del Paese».
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