Tropico del Capricorno: la carnalità del vuoto tra Guè ed Henry Miller
Tropico del Capricorno segna il ritorno di Guè in versione solista. Come uno scrittore o un regista nel suo ultimo disco, pubblicato a gennaio, il rapper dei Club Dog sviscera il tema delle relazioni in maniera critica e definita
Dopo due anni di attesa, Tropico del Capricorno segna il ritorno di Guè in versione solista. Il disco, pubblicato il 10 gennaio, sviscera il tema delle relazioni in maniera critica e definita, alternando momenti di lucidità ad altri più opachi e cupi.
(Foto da Universal Music Italia)
Come nell’omonimo romanzo di Henry Miller, nel disco del rapper il racconto della carnalità diviene esplicito ed evidente. Nonostante (l’insostenibile) leggerezza di alcuni pezzi, il progetto ritrova lo scrittore americano anche da un punto di vista ideologico: in tracce come Pain is Love o Astronauta, la ricerca della libertà si sposta verso un piano più profondo e concettuale. Sentimenti come l’amore, la completezza e l’insoddisfazione prendono il sopravvento trasportando l’ascoltatore nel flusso di coscienza delineato da artista e beatmaker.
Le produzioni, curate principalmente da 6ixPM e Pietrino dei 2nd Roof, si diversificano per stile, generi e influenze. Nonostante possa destare qualche perplessità al primo ascolto, la scelta di Guè di spaziare verso sonorità più mainstream è comprensibile. Ad ogni modo il risultato è un disco che appare piuttosto eterogeneo, ricco di sfumature capaci di rendere il progetto variegato ed appetibile ad un pubblico più vasto.
Se, da una parte, aleggia la delusione di non aver potuto assistere ad un altro banger con Geolier, possiamo tutto sommato ritenerci soddisfatti: tracce come Vibe, Akrapovič e Gazelle suonano come una boccata di aria fresca per ogni amante del genere. Onore anche ad Artie ed Ele A che, tra i featuring, sono riusciti a distinguersi portando barre, stile e attitude.
Su Tropico del Capricorno si leggono molti commenti negativi. Ancora una volta, appare evidente come l’ascoltatore medio risulti morbosamente ossessionato dalla critica, ignorando il livello qualitativo raggiunto dal disco. Il giudizio, esposto ancor prima di terminare l’ascolto, pare fondersi con l’imperativo categorico secondo cui ciò che non piace è negativo in senso assoluto.
Personalmente, ho apprezzato l’attenzione con cui Guè ha raccontato le proprie relazioni. La narrazione analizza i temi variandone continuamente la prospettiva. Come un regista che, girando una scena, ne migliora la percezione giocando sui cambi di inquadratura. Amore e passioni risuonano nel corpo dell’artista in maniera esplicita e profonda, rimbombando nel vuoto delle percezioni. Un’onda che, nel silenzio dell’oceano, distrugge la costa sulla quale si scontra. Un input, la risposta, il silenzio: la carnalità del vuoto.
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