Primo Maggio a Varese: lavoro, diritti e futuro nell’era dell’intelligenza artificiale
Corteo e interventi in centro per la Festa dei lavoratori: sindacati uniti a Varese per chiedere più diritti, sicurezza e salari equi. "Il lavoro non è una variabile tra le altre, ma il fondamento della dignità delle persone e della coesione sociale"
Un Primo Maggio che non è solo celebrazione, ma proposta e mobilitazione. CGIL, CISL e UIL in piazza insieme anche quest’anno a Varese con un messaggio chiaro: rimettere il lavoro al centro, dentro una fase di trasformazione profonda segnata da digitalizzazione, transizione ecologica e intelligenza artificiale.
Il corteo è partito da piazzale Trieste per arrivare in piazza Monte Grappa, dove si sono succeduti gli interventi delle delegate e dei delegati e le conclusioni affidate a Ezio Cigna della CGIL nazionale. Il titolo scelto sintetizza la sfida: “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”.
Un itinerario diverso dal solito quando il punto di aggregazione iniziale era in piazza Repubblica. La risposta è stata forte e calorosa con un corteo lungo e partecipato. Sul palco poi, accompagnati dalla musica dei Jefferson Cleaners, si sono alternati i rappresentanti delle tre sigle sindacali, espressione di diversi settori del mondo del lavoro: Giulia Co’ (CGIL) – FICCTEM, Flavio Cervellino (CISL) – Filca CISL dei Laghi (edilizia), Maristella Serra (UIL) – UIL Funzione Pubblica e le conclusioni sono arrivate con il discorso di Ezio Cigna della Cgil nazionale.
Il lavoro come fondamento della democrazia
Dalle parole di Cigna è emersa una linea netta: il lavoro non è una variabile tra le altre, ma il fondamento della dignità delle persone e della coesione sociale. Non basta celebrarlo il Primo Maggio: serve costruire condizioni concrete perché sia davvero dignitoso ogni giorno.
Questo significa tenere insieme tutti i pezzi: salario, diritti, sicurezza, salute, futuro e pensioni. Non elementi separati, ma parti di un’unica idea di giustizia sociale.

Sicurezza e qualità del lavoro
Tra i temi centrali resta quello della sicurezza. I numeri delle morti sul lavoro continuano a rappresentare una ferita aperta. Non si tratta di fatalità, ma di un problema strutturale che richiede più controlli, più prevenzione e una responsabilità diffusa lungo tutta la filiera produttiva.
Accanto alla sicurezza c’è la qualità del lavoro: contrasto alla precarietà, lotta ai contratti “pirata”, riduzione dell’orario e interventi sul potere d’acquisto dei salari, eroso dall’inflazione e da meccanismi come il fiscal drag.
Lavoro povero e nuove disuguaglianze
Uno dei nodi più forti è quello del lavoro povero. Sempre più persone lavorano ma non riescono a vivere dignitosamente. I salari restano fermi mentre il costo della vita cresce, alimentando una frattura sociale evidente.
I lavori non sono tutti uguali. Esistono lavori stabili e precari, tutelati e senza diritti, qualificati e poveri. Ignorare queste differenze significa alimentare disuguaglianze, non ridurle.

Tecnologia e intelligenza artificiale: governare il cambiamento
La trasformazione tecnologica è al centro della riflessione. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno cambiando il lavoro in profondità, ma la direzione non è neutrale. Il rischio è che il cambiamento venga guidato solo da logiche di profitto: riduzione dei costi, aumento della precarietà, concentrazione dei benefici. Per questo il sindacato rivendica un ruolo forte della contrattazione, per governare l’innovazione e redistribuirne i vantaggi.
La tecnologia deve servire a migliorare il lavoro: più sicurezza, meno fatica, più competenze e una redistribuzione del tempo e della ricchezza.
Sanità, casa e diritti sociali
Il lavoro dignitoso non si esaurisce nel posto di lavoro, il legame tra lavoro e diritti fondamentali è forte. A partire dalla sanità pubblica, sempre più sotto pressione: liste d’attesa lunghe, carenza di personale, difficoltà di accesso. Senza diritto alla salute non esiste lavoro dignitoso.
Poi il tema della casa: sempre più lavoratori faticano a sostenere i costi dell’abitare, soprattutto nelle aree urbane. “Senza casa non c’è lavoro dignitoso”, perché senza stabilità non c’è autonomia né possibilità di costruire un futuro.
Previdenza e giovani
Altro punto cruciale è la previdenza. Il sistema pensionistico riflette le disuguaglianze del lavoro: carriere discontinue e salari bassi producono pensioni povere. Servono correttivi: maggiore flessibilità in uscita, riconoscimento delle differenze tra lavori e una pensione di garanzia per i giovani, spesso intrappolati nella precarietà.
Il lavoro dignitoso “non nasce per caso” e non si crea per decreto: si costruisce con scelte strategiche, investimenti e una visione chiara del modello di sviluppo.
I dati economici, come il calo della produzione industriale negli ultimi mesi, indicano una difficoltà strutturale che va affrontata con politiche attive, non con interventi temporanei.

Pace, economia globale e lavoro
C’è poi un legame tra lavoro e scenario internazionale. Guerre, tensioni economiche e competizione globale incidono direttamente su salari, occupazione e prospettive delle imprese.
Il messaggio di Cigna è netto: non c’è lavoro senza pace. Dove ci sono conflitti, si comprimono i diritti, si abbassano i salari e si restringono gli spazi democratici.
Un Primo Maggio per cambiare direzione
La manifestazione di Varese si inserisce così in una mobilitazione più ampia per cambiare rotta. Non basta denunciare: serve costruire alternative. Un Paese più giusto è un Paese che investe sul lavoro, che non scarica sui lavoratori i costi delle crisi e che governa le trasformazioni senza aumentare le disuguaglianze.
Il Primo Maggio, quindi, non è solo memoria. È responsabilità e impegno.
E, come ribadito dagli organizzatori, è soprattutto una chiamata all’azione: riportare il lavoro al centro, nei fatti.
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