“Il Golpe in Argentina non nacque dal nulla. Ci fu un programma specifico”
A Materia frammenti di storia e immagini d'archivio hanno ripercorso il dramma dei desaparecidos e la nascita del movimento delle Madres de Plaza de Mayo
Il ricordo della dittatura argentina e la ricerca della verità sui desaparecidos hanno riempito lo spazio di Materia Spazio Libero a Castronno. Il dibattito di martedì 23 giugno, moderato da Ferdinando Giaquinto, ha analizzato le conseguenze del golpe del 24 marzo 1976 attraverso la voce della fotografa e attivista Mónica Hasenberg, del docente Sabatino Annecchiarico e del teatrante Martín Stigol. L’evento è nato d’intesa con il Foto Club Varese APS, rappresentato da Giuseppe Di Cervo, che dal 2016 cura l’esposizione in Italia delle immagini dell’Archivio Hasenberg-Quaretti.

Sabatino Annecchiarico ha spiegato la fitta rete di complicità economiche e religiose che ha sostenuto il potere dei generali, definendo l’esperienza come una dittatura civico-ecclesiastica-militare. «Il colpo di Stato, quello del 24 marzo, non nasce della notte al mattino. C’è stato un programma, un programma specifico, un programma preparato con molta cura e con tempo». L’analisi si è estesa al ruolo dei mandanti civili, tra cui figurano i finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale, il supporto logistico di grandi gruppi industriali e la sponda dei vertici della Chiesa cattolica dell’epoca.
La resistenza civile ha trovato il suo fulcro nella nascita del movimento delle Madres de Plaza de Mayo. Mónica Hasenberg, esponente dell‘Assemblea Permanente per i Diritti Umani, ha rievocato l’origine di quella mobilitazione spontanea nata davanti agli uffici della polizia per superare lo stato d’assedio che vietava i raggruppamenti: «Hanno cominciato a cercare la maniera di avere risposte perché tutti andavano da soli a chiedere a diversi ministeri, segretarie, tanti erano vicini ai militari. Queste donne che non ricevevano nessuna risposta, hanno cominciato a trovarsi nella strada dove c’erano questi uffizi della polizia o dei militari. Si trovavano lì e hanno cominciato a domandarsi chi li mancava». Hasenberg ha poi donato alla biblioteca dello spazio culturale un volume fotografico per difendere il valore della memoria, utile anche per rintracciare i figli dei desaparecidos sottratti alla nascita.
L’incontro ha toccato anche il mondo della cultura e della denuncia artistica con Martín Stigol, che ha illustrato l’esperienza del Teatro della Identità e ha letto un testo originale incentrato sui voli della morte operati dalla Marina Militare. Il monologo ha ripercorso la tragica realtà dei prigionieri e la successiva inchiesta che ha permesso di individuare i diari di volo dei velivoli responsabili: «Oggi bevo dal mio mate, con un sorso tiepido, leggero, la mia sacro santa libertà. E ogni volta che racconto la storia, libero in aria l’anima di uno scomparso, un desaparecido, che ancora canta liberamente la sua memoria».

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