Il nuovo supermercato a Cavaria e le critiche al sindaco. “Diffamatorie, denuncio”
Partiti i lavori sull'ultimo terreno rimasto non edificato sulla Statale 341. I post su facebook dell'opposizione fanno compattare la maggioranza. Al centro le responsabilità sulle scelte urbanistiche
L’amministrazione comunale di Cavaria con Premezzo denuncia la cattiva abitudine di postare su Facebook affermazioni con «contenuto ritenuto troppo spesso offensivo e diffamatorio nei confronti dell’esecutivo soprattutto nei confronti del sindaco Franco Zeni».
Denuncia nel senso che solleva il tema, ma la giunta non esclude di procedere anche con una denuncia per diffamazione a mezzo social.
Ma di cosa si dibatte?
Prima di tutto va detto che la vicenda rappresenta una prosecuzione della politica con altri mezzi, per così dire, nel senso che al centro non ci sono gli interventi di qualche cittadino critico che va “sopra le righe” ma le affermazioni «riportate dal Capo Gruppo di minoranza», Ruggero Busellato. Insomma: una eventuale guerra giudiziaria come epilogo del confronto politico (animato, senza dubbio).
Al centro c’è soprattutto la vicenda del nuovo supermercato – già in costruzione – che andrà a occupare l’ultimo terreno non edificato lungo la Statale 341, al confine con Gallarate.
La giunta dice che le affermazioni sono «completamente forvianti e distanti anni luce dalla realtà», anzi «precludono la possibilità di avere un dialogo costruttivo tra le parti, necessario a nostro avviso, per una corretta gestione della così detta “cosa pubblica”».
I post in questione compaiono sul profilo personale di Busellato, sono pubblici e negli ultimi mesi hanno toccato temi come le vasche di laminazione e -appunto – le nuove costruzioni commerciali (al confine con Gallarate). Così ad esempio su quest’ultimo tema Busellato respinge la tesi di Zeni secondo cui gli insediamenti erano frutto di programmazione urbanistica di vecchia data. O meglio: addossa a Zeni la responsabilità di non aver cambiato strada: «Non più tardi di un anno fa ha approvato la variante PGT in cui era possibile riconvertire l’area, gli era stato chiesto, non ha voluto, c’erano in ballo più di 300mila euro di oneri».
Critica o diffamazione?
Da un lato la stessa maggioranza parla di «opinioni, spesso molto critiche», dall’altro dice che quelle stesse opinioni «hanno passato il segno del sano confronto civile, utilizzando i canali social come improbabile volano». Viene contestato anche che «non vi è la possibilità di contradittorio», essendo sui social (per quanto i social ormai siano diventati principale veicolo di comunicazione politica e delle stesse istituzioni).
In ogni caso la giunta «non esclude il fatto di conferire un incarico legale per l’eventuale “proposizione di denuncia-querela contro uno o più soggetti per il reato di diffamazione a mezzo social come previsto dall’art. 595C.P.”».
E torniamo proprio all’esempio del nuovo spazio commerciale tra le vie Ronchetti e Morazzone, sull’ultimissimo terreno libero che “marca” il confine tra Gallarate e Cavaria.
La maggioranza contesta che Busellato aveva partecipato alle scelte delle amministrazioni degli anni a cavallo tra Novanta e Duemila, fino al Piano Esecutivo del marzo 2009 votato dalla giunta dello stesso Busellato. E soprattutto contesta che «un’eventuale modifica su Pgt approvato nel 2025 non avrebbe avuto di fatto alcun effetto sulla possibilità di variare o modificare l’utilizzo del lotto» (l’orientamento giurisprudenziale dice che un Comune ha sì diritto di modificare la generale programmazione urbanistica, ma cambiare decisioni esecutive tocca un diritto).
Il vicesindaco Bonutto chiede a Busellato anche di presentare un’interrogazione in consiglio sull’iter. «Probabilmente tale interrogazione non arriverà mai, perché e molto più facile scrivere inesattezze su Facebook che mettere a verbale un atto rischiando così di cadere nel menzognero e nel ridicolo».
Al di là del merito, la maggioranza si compatta dicendo che Zeni «troppe volte viene attaccato sul piano personale e non sui contenuti delle scelte intraprese». Quanto a Zeni stesso, semrba convinto: «Penso che conferire un incarico legale per queste storie, atte esclusivamente a ricercare visibilità e non per adoperarsi alla gestione del Comune, sia veramente paradossale, far perdere tempo alla macchina comunale ed ingolfare la già complicata gestione della Giustizia, non è il modo di proporsi per amministrare il Comune. Tuttavia ho il dovere di difendere l’operato dell’Ente, inteso come amministrazione, come dipendenti e gestione delle risorse».
Vedremo a questo punto se si arriverà davanti al giudice e in che misura si tratti di opinioni, critiche politiche o diffamazione.
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