Trent’anni senza Rino Gaetano, il cantautore giullare
Morì in un incidente stradale sulla Nomentana, il 2 giugno del 1981. Da pochi anni è tornato ad essere un fenomeno di massa. Grazie all'ironia e al senso del grottesco
Anarchico nell’anima, grottesco e divertente, ma con un fondo di malinconia e disillusione. Forse sta in questo contrasto il segreto del successo di Rino Gaetano, il cantautore scomparso
esattamente trent’anni fa, in un incidente stradale nel giugno del 1981, sulla Nomentana. "Ma il cielo è sempre più blu", la scanzonata "Gianna", l’irriverente "Nunteregghepiù" sono diventate canzoni da spiaggia e da festa, mai così in voga, neppure quando Gaetano era vivo. Oggi tutti cantano la sua grande hit "Ma il cielo è sempre più blu", la urlano come un grido di gioia, a volte senza rendersi conto della tristezza di fondo, su "chi muore al lavoro", su chi "prende assai poco". Però intanto cantava anche la liberazione sessuale di Gianna: «Ma la notte la festa è finita, evviva la vita La gente si sveste e comincia un mondo, un mondo diverso, ma fatto di sesso e chi vivrà vedrà»…
Perché gli anni Settanta erano anche gioiosi e creativi e rivoluzionari, non solo quelli cupi del terrorismo e della politica ripiegata su sé stessa. Era la politica «Dc, dc, psi, pli, pri, pli, dc, dc» presa in giro da Nunteregghepiù, canzone allegra ma che si concludeva con il disincanto: «mentre c’è tanta gente, che non c’ha l’acqua corrente/ma chi me sente…».
In anni convulsi e di grandi cambiamenti, ha descritto la realtà tra pennellate da genio e non sense creativi. Ad esempio in "Spendi, spandi, effendi" faceva a pezzi con le risate il mito molto italiano di donne&motori, nel mezzo della crisi energetica e petrolifera…
… o ancora descriveva lo smarrimento dell’emigrazione e dello svuotamento di intere comunità del Sud. Il tutto narrato nella storia paradossale di Agapito Malteni, il ferroviere di Manfredonia che sognava di fermare la fuga delle «genti emigrate a Gongonzola oppure a Vimercate». Una forma di rabbia verso la modernità e il progresso che non era condivisa da tanti, allora, e che era tutt’altro che allineata ai dogmi militanti della sinistra militante e di quella ufficiale (che infatti non lo amava molto).
Nel 1979, nel pieno del successo, disse anche parole profetiche sul ruolo che le sue canzoni avrebbero avuto: «C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni». Aveva ragione, oggi tutti cantano le sue canzoni.
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