Phil Goss: “Non chiamatemi scommessa”
Si definisce realizzatore e non ha paura dell'allontanamento della linea del tiro da 3 punti. Conosciamo il nuovo esterno della Cimberio che ama l'Italia e la pallacanestro tricolore
Il suo cognome, nel nostro dialetto, significa "goloso": lui probabilmente non lo sa ancora, ma i tifosi della Cimberio si augurano che Phil Goss, play-guardia nato a Temple Hills (Maryland) sarà davvero vorace quando si trattera di fare canestro. L’esterno americano, 27 anni, dopo i primi tre giorni di allenamento con la Pallacanestro Varese si concede a microfoni e telecamere (nella foto con il ds Mario Oioli in veste di traduttore) per presentarsi alla città che gli ha finalmente dato una chance nel basket ad alto livello.
Grande appassionato di basket, profondo "studioso" dei campionati italiani e dell’Eurolega, Goss in questo è un americano sui generis: al posto dei canali satellitari del suo Paese ha infatti preferito quelli nostrani in modo da guardare il più alto numero di partite per "assorbire" tutto quello che gli può servire sul parquet.
«Arrivo a Varese dopo due anni in Italia, passati in LegaDue tra Rimini e Scafati: non ho motivi per dire che, se Europa dovrà essere, vorrei trascorrere in Italia il resto della mia carriera. Ho provato altri posti, altri campionati (Olanda, Turchia, Israele, Polonia ndr) e non ho mai trovato l’organizzazione e la preparazione vista nei vostri tornei».
Ora però Goss sa di avere una grande possibilità di dare una svolta alla sua carriera: «Arrivo da due stagioni con ottime cifre in LegaDue ma so bene che la Serie A sarà più impegnativa. Però non ritengo che Varese abbia fatto una scommessa scegliendomi: ho molta fiducia in me stesso e, avendo osservato molte partite italiane ed europee, credo di avere le qualità per poter fare bene anche nel massimo campionato. So però anche che questo è un treno da prendere per forza, perchè potrebbe essere l’ultimo: per questo ogni volta che mi guardo allo specchio mi dico che devo scendere in campo per dare il massimo e non avere rimpianti».
Chiamato a descriversi sul rettangolo di gioco, Goss si definisce soprattutto un realizzatore. «Amo fare canestro e le mie statistiche italiane lo dimostrano (19,2 punti, 54,3% da 2, 41,5% da 3 da quando è nel nostro Paese ndr). Credo di aver anche fatto bene dal punto di vista difensivo (e in effetti il saldo tra perse e recuperate è leggermente in attivo ndr), però mi dovrò adattare al nuovo campionato. In Serie A avrò paradossalmente meno responsabilità, perché nella Cimberio ci sono parecchi giocatori importanti; ora si tratta di conoscerci e di suddividerci i compiti. Quest’anno poi c’è la novità del tiro da tre punti posizionato a distanza maggiore, ma la cosa non mi preoccupa: quando mi alleno a Washington utilizzo la palestra di allenamento dei Wizard (la locale squadra Nba). Laggiù la linea del tiro pesante è ancora più lontana e per me non fa molta differenza».
CHARLIE DIXIT – Coach Recalcati descrive Goss
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