Il Son cubano invade il Condominio
Ha fatto il pienone lo spettacolo dei Buena Vista Social Club, rappresentato domenica al Condominio. 13 elementi dai 20 ai settant'anni che hanno fatto ballare Gallarate
Mancavano solo i tavolini, e un fumo vero di sigari invece di quello creato ad arte per riprodurre le atmosfere dell’Avana. E magari anche lo spazio fisico per ballare, quella strisciolina di pavimento che nei locali dove suona un’orchestra di Son non manca mai. Ma l’atmosfera di Cuba no, non mancava allo spettacolo dei Buena Vista Social Club, che ha riscaldato il teatro Condominio – Vittorio Gassman di Gallarate, domenica 10 maggio, pieno in ogni ordine di posti.
Tredici elementi, sette dei quali sopra i sessant’anni, due dei quali parte dell’orchestra che ha suonato nel celebre film di Wim Wenders: Barbarito Torres e Guajiro Mirabal. Uno spettacolo pieno di solisti che insieme però fanno un gruppo coeso: dove non si escludono meravigliosi strimpelli, esempi di virtuosismo creato lì per lì, improvvisazioni multiple e una sezione fiati fatta da tre settantenni (uno dei quali proprio Mirabal, a destra nella foto di Roberto Gernetti tratta dalla galleria fotografica) tanto bravi e di mestiere quanto goffi e divertiti/divertenti.
Un concerto dove il ballo è un elemento fondamentale: non solo per la fisicità che quella musica esprime, ma anche perchè aiuta, semplicemente, l’orchestra a verificare che tutti tengano il ritmo, e procedano in armonia. E una musica al tempo stesso popolare e colta, a cui finiscono per accostarsi snob e salseri accaniti, adoratori di Wim Wenders e cultori di Cuba, discotecari del sabato sera e animatori di villaggi. Cioè, una musica democratica per davvero: destinata a tutti indistintamente, che non bada se sono intelettuali o modaioli, volgari o snob. Senza in realtà strizzare l’occhio a nessuno: certamente non a chi è venuto solo ad ascoltare la colonna sonora del film, o “Chan Chan” in particolare, o magari spinto dall’ultimo successo planetario, “Rhythms del mundo” che impera nelle serate di latino americano, nobilitandole, perchè ha trasformato straordinari successi pop come “Clocks” dei Coldplay in riempipista al ritmo di bachata.
La prima canzone famosa – la “Chan Chan” di rito, resa nota nel mondo da Compay Segundo – è arrivata infatti dopo un’ora e venti di musica. Dopo di lei, giusto una “Guantanamera” da cantare tutti insieme. Delle cover pop-rock in versione latinoamericana nemmeno l’ombra. Ma malgrado ciò non hanno, lo stesso, deluso nessuno: anzi hanno via via coinvolto con calore il pubblico del Gassman. A cui va un plauso, dopo le bacchettate di qualche mese fa, per la partecipazione attiva al concerto: a parte che come “coro” di Guantanamera se l’è cavata benissimo, la platea in questo caso non ha mai esitato non solo a rispondere alle richieste di coinvolgimento, ma anche ad “allargarsi” arrivando a ballare – sul posto, visto che di spazi non ce n’era – e godere appieno della serata.
p.s.:E ditelo, che a lasciarsi andare c’è una gran soddisfazione…
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