“L’educatore è chi sa trarre da ciascuno tutto quanto può dare”
Le riflessioni del professor Viotto, storico preside del magistrale varesino, sulla figura del docente
Ospitiamo alcune riflessioni del Professor Viotto, storico preside del Magistrale Manzoni, intervenuto sabato scorso ad un dibattito sul ruolo dell’educatore.
Desidero ringraziare gli organizzatori di questo incontro (….).
Ho seguito con interesse i vostri interventi e ho fatto queste riflessioni alla luce di un pensiero del pedagogista André Manjòn ”non si educa se non accompagnando“.
Tra i miei insegnanti ho riscontrato tre tipi di presenze. C’è la presenza di chi sta tra gli alunni, non fa mai assenze, arriva sempre in orario, conosce bene la sua materia, sviluppa un sapere paradigmatico in cui prevale l’oggettività della conoscenza: è una presenza fisica, i migliori alunni vanno avanti, gli altri sono abbandonati.
C’è la presenza di chi generosamente si dedica e si sacrifica per gli alunni, li coinvolge personalmente sviluppa un sapere narrativo in cui prevale la soggettività della persona: è una presenza morale gli alunni si sentono stimati, tutti sono promossi, ma il loro sapere non si definisce, non si accresce.
Infine c’è la presenza di chi vive con gli alunni, sa raccordare l’oggettività del sapere e la soggettività della persona, di chi conosce la materia che insegna, ma anche i bisogni e la psicologia degli alunni a cui la insegna: è la presenza educativa, gli alunni si sentono valorizzati e gratificati dai livelli di conoscenza raggiunti.
La scuola deve essere una comunità, ma è la comunità del sapere, dove ciascuno apprende secondo le sue capacità e la sua vocazione intellettuale. Ricordo un pedagogista francese, Henri Bissonnier, un sacerdote di Parigi che rappresentava la Santa Sede all’Unesco nella Commissione per l’educazione dei soggetti portatori di handicap, il quale ha scritto nel libro titolato Pedagogia di resurrezione, che il soggetto in difficoltà non soffre solo di un complesso di inferiorità, perché non è bravo come gli altri. ma, soprattutto, un complesso di povertà perché non è quello che avrebbe potuto essere.

Ho seguito con interesse i vostri interventi e ho fatto queste riflessioni alla luce di un pensiero del pedagogista André Manjòn ”non si educa se non accompagnando“.
Tra i miei insegnanti ho riscontrato tre tipi di presenze. C’è la presenza di chi sta tra gli alunni, non fa mai assenze, arriva sempre in orario, conosce bene la sua materia, sviluppa un sapere paradigmatico in cui prevale l’oggettività della conoscenza: è una presenza fisica, i migliori alunni vanno avanti, gli altri sono abbandonati.
C’è la presenza di chi generosamente si dedica e si sacrifica per gli alunni, li coinvolge personalmente sviluppa un sapere narrativo in cui prevale la soggettività della persona: è una presenza morale gli alunni si sentono stimati, tutti sono promossi, ma il loro sapere non si definisce, non si accresce.
Infine c’è la presenza di chi vive con gli alunni, sa raccordare l’oggettività del sapere e la soggettività della persona, di chi conosce la materia che insegna, ma anche i bisogni e la psicologia degli alunni a cui la insegna: è la presenza educativa, gli alunni si sentono valorizzati e gratificati dai livelli di conoscenza raggiunti.
La scuola deve essere una comunità, ma è la comunità del sapere, dove ciascuno apprende secondo le sue capacità e la sua vocazione intellettuale. Ricordo un pedagogista francese, Henri Bissonnier, un sacerdote di Parigi che rappresentava la Santa Sede all’Unesco nella Commissione per l’educazione dei soggetti portatori di handicap, il quale ha scritto nel libro titolato Pedagogia di resurrezione, che il soggetto in difficoltà non soffre solo di un complesso di inferiorità, perché non è bravo come gli altri. ma, soprattutto, un complesso di povertà perché non è quello che avrebbe potuto essere.
E’ un vero educatore chi sa trarre da ciascun alunno solo quanto può dare, ma tutto quanto può dare, e per ottenere questo risultato più della cultura, più della professionalità, conta l’umanità dell’educatore. Grazie, ancora, per il vostro gradito invito.
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