Il Ris “inchioda” uno dei rapinatori del quagliodromo
L'uomo è accusato di aver partecipato all'assalto che terrorizzò i pensionati della zona l'inverno scorso: "fatale" un cappellino perso allontanandosi dalla zona della rapina
Un cappellino perso sulla scena del crimine. E’ quanto bastato a dare una svolta alle indagini sulla “rapina al quagliodromo” nei boschi tra Busto Arsizio e Samarate: quattro (cinque, secondo la nota dei carabinieri) uomini in passamontagna, armati di pistola, coltello, bastone e cacciavite, per una somma miserrima avevano terrorizzato una ventina di pensionati pacificamente riuniti a giocare a carte. Ieri sera, 20 novembre, un pregiudicato si è visto notificare in cella un’ordinanza di custodia cautelare per quell’episodio.
L’accusato è M. I., bustese di origini siciliane già in carcere da qualche mese per altro reato, “inchiodato” dal Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma dell’Arma dei Carabinieri. All’epoca del fattaccio il Nucleo operativo radiomobile della compagnia bustese dei carabinieri aveva coscienziosamente setacciato la zona in cui era avvenuta la rapina in cerca di reperti utili, trovando fra l’altro il bossolo dell’unico colpo sparato. Contro il bancone.
Il ritrovamento più interessante si era tuttavia avuto dopo qualche giorno, quando a poca distanza dal capanno teatro della rapina era stato trovato un passamontagna, che i numerosi testimoni-vittime del fatto avrebbero riconosciuto come appartenente a uno dei banditi. Le analisi svolte dal RIS sulle tracce biologiche presenti sul cappellino hanno dato come risultato l’identificazione dell’Infurna, personaggio già noto alle forze dell’ordine. Da qui l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Chiara Ventura su richiesta del sostituto procuratore Roberto Pirro. Si conferma così ben riposta la piena fiducia nell’operato del RIS che già il capitano Giorgio Piscioneri, comandante della compagnia bustese, aveva espresso in occasione del fatto.
I guai per il quagliodromo non erano comunque finiti con la rapina: poche settimane fa infatti un incendio con ogni probabilità doloso ha semidistrutto il capanno, e sembra che non fosse il primo tentativo di togliere di mezzo un presidio di socialità che forse dava fastidio a chi dei boschi fa altri utilizzi.
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