«La Francia? Un grande paese sull’orlo della decadenza»
Alta l'affluenza di pubblico per sentire Antonio Caprarica, giornalista Rai, per oltre trent'anni inviato all'estero. L'ultima sua fatica letteraria dedicata ai francesi
Un giornalista televisivo popolare. Una capacità oratoria ironica e arguta. Un argomento di attualità molto intrigante: le aspirazioni francesci tra Mitterand, Chirac e Sarkozy.
C’erano tutti i presupposti perchè il doppio appuntamento con Antonio Caprarica, prima ad Amor di Libro a Varese e poi a Librando a Samarate, si rivelasse un successo.
E così è stato. Molte sono state le persone che si sono assiepate sotto i tendoni per ascoltare il celebre giornalista scanzonato e pungente che snocciolava pregi e virtù dei cugini d’Oltralpe, con qualche deviazione verso l’amata Londra.
«La Gran Bretagna è molto facile, alla mano. C’è fiducia e rispetto.Quando sono andato per prendere casa a Parigi, la padrona mi ha detto che le occorrevano le coordinate bancarie, ma in banca la direttrice mi negava la linea di credito perchè non avevo l’indirizzo. Come l’ho risolto? All’italiana, con una raccomandazione…».
L’aneddoto di apertura di Antonio Caprarica, trent’anni all’estero come inviato della RAI e oggi direttore del Giornale Radio, stigmatizza il suo giudizio netto e crudo verso i discendenti dei Galli, un popoplo che ancora oggi si ostina inesorabilmente a mostrare orgoglio anche davanti all’evidente decadenza: «I Francesi avvertono che il loro paese, grande e potente, è in declino. Sentono che il progresso gli sta scippando il ruolo di primo piano ma si ostinano in modo arrogante a non dar peso alla cosa».
Il paragone corre sempre al mondo anglosassone, una cultura dove il dinamismo e l’energia sono scolpiti nel DNA della gente: «In Inghilterra non troverai nessun ragazzo che ambisce ad avere lo stesso posto di lavoro per quarant’anni. La stragrande maggioranza dei ragazzi francesi, invece, sogna di entrare a far parte della pubblica amministrazione».
Nel suo lungo peregrinare in giro per il mondo, l’inviato Rai ha maturato la convinzione che i francesi ( ma gli italiani non sono da meno) abbiano paura del futuro e non riescano ad affrontarlo con la dovuta serenità, perdendo autorevolezza, rimanendo ancorati ad un "modello gallico" che mira alla qualità della vita senza cosiderarne i costi elevatissimi.« In Francia e in Italia il settore pubblico ha costi superiori al 50% del Pil, in Gran Bretagna arriva al 30%. Certo, in Francia hanno il miglior sistema santiario, servizi e sussidi per tutti, fino al paradosso che in famiglia è meglio avere due sussidi di disoccupazione che un salario minimo».
Nel suo libro «Perché amare la Francia nonostante i francesi» Caprarica traccia le linee essenziali di una società arrogante e per certi versi ipocrita, gelosa a parole del dettato costituzionale che garantisce la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini, ma profondamente razzista e carica di pregiudizi verso gli immigrati.
Alle osservazioni serie sul tipo di società francese, il direttore del GR ha alternato momenti ameni in cui ha toccato l’aspetto culinario («La cucina francese è stata importata da Caterina De Medici nel 1500 e non si è evoluta. Ecco perchè è così pesante ») quello cinematografico («Se chiedete quale è stato il momento più fiorente della loro cinematografia, risponderanno la "Nouvelle vague", cioè un periodo finito 45 anni fa e che propinava assoluti mattoni paragonabili alla "Corazzata Potiomkin»), quello della moda e del vino («I loro prodotti medi non sono paragonabili a quelli italiani. I francesi, però, sono riusciti a fare marketing, appropriandosi di idee che gli italiani riuscivano a sviluppare meglio»).
Lo scrittore-giornalista ha fornito uno spaccato della società francese, e, parallelamente, di quella inglese nei suoi continui confronti. Ha sottolineato il ruolo decisamente più importante delle donne francesi che sono riuscite a farsi spazio tra gli uomini: «Segoléne si è fatta candidare dopo aver bombardato il quartier generale socialista. Non si è limitata alle quote rosa. Se le donne vogliono qualcosa non possono aspettare che siano gli uomini ad offrirlo»
In chiusura, ha affrontato la questione Rai, in un confronto per qualità e libertà rispetto alle emittenti pubbliche straniere: «Dobbiamo capire cosa vogliono gli italiani. A mio parere, l’Isola dei Famosi è un programma repellente, ma ha fatto 11% di share. Se, invece, i cittadini chiedono programmi di qualità e non i soliti format, allora devono iniziare a pagare il canone: la BBC vive del solo gettito popolare, ma in Gran Bretagna il costo è doppio rispetto all’Italia e lo paga almeno il 95% della popolazione. Nel nostro paese la percentuale si attesta sul 65%. La qualità costa: se la si vuole, si deve pagare»
Dopo 30’anni per il mondo, Antonio Caprarica, leccese, è di nuovo in Italia: «Un giudizio? Sto scrivendo un libro: "Italiani brava gente. O no?"»
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