Polveri sottili, tredici giorni di superamento della soglia

I valori in sè non sono altissimi, ma preoccupa la persistenza degli inquinanti nonostante pioviggine, favonio e nebbia. E dal Pirellone per ora nulla si muove

La situazione dell’aria nella bassa provincia continua a non essere delle migliori. Da tredici giorni consecutivi, nonostante pioggerelline, favonio e nebbia, Gallarate, Busto e Saronno non scendono sotto il limite di legge dei 50 microgrammi per metro cubo di Pm10, le polveri fini che minacciano la salute del nostro sistema respiratorio. Lo rileva con preoccupazione anche MeteoVarese, sempre attento alle segnalazioni che giungono dal sito dell’Arpa Lombardia. Se il capoluogo "sorride" (si fa per dire), con valori che di tanto in tanto scendono sotto i limiti, il Sud della provincia ha dunque tutti i motivi per lagnarsi.

A Saronno, Busto Arsizio e Gallarate i valori registrati per il Pm10 sono infatti oltre il limite dal 4 gennaio. "Nessun provvedimento è stato adottato per tentare di far fronte alla situazione critica" scrive l’ingegner Gianluca Bertoni di MeteoVarese; "mancano anche le informazioni ai cittadini e la sensibilizzazione tramite campagne mirate. A Varese la serie consecutiva di superamenti è stata interrotta solamente l’11 ed il 12 gennaio: non si può certo parlare di miglioramento della qualità dell’aria in un contesto simile. Occorre prendere in considerazione misure volte alla riduzione dell’emissione degli inquinanti (limitazioni sul traffico tra cui una limitazione della velocità massima sulle autostrade)" conclude Bertoni. Per poter tornare a respirare un’aria più limpida si dovrà attendere un miglioramento, probabilmente solo temporaneo e locale, atteso per la giornata di venerdì grazie all’arrivo di correnti da nord.

Siamo ormai ben oltre i cinque giorni di superamento dei limiti, termine oltre il quale in varie zone d’Italia scatterebbero provvedimenti quali targhe alterne o blocchi del traffico per il weekend seguente. In Lombardia si è sperimentato nel tempo, man mano allungando i termini ultimativi fino a farli di fatto sparire, visto che la situazione non migliorava in modo decisivo sul fronte polveri (nonostante un annunciato calo dell’8% rispetto al 2005).  La parola "blocco" non compare nella recentissima legge regionale in materia di lotta all’inquinamento, la 24/2006, sostituita dalla locuzione più politically correct "limitazioni al traffico", con le consuete eccezioni ed esenzioni.  La confusione domina anche negli uffici comunali; a Busto, nè l’assessore all’ecologia nè il corrispondente ufficio hanno saputo offrire risposte, così su due piedi, circa le condizioni che possono indurre la Regione a dichiarare un blocco del traffico – di fatto la cosa, avocata a Milano, non li riguarda più. Al più si viene a sapere che, mentre in passato arrivavano dal Pirellone puntuali avvisi sullo stato d’attenzione per ogni superamento delle soglie dei vari inquinanti, e quindi sulla possibilità di un blocco del traffico, oggi non arriva nulla – solo, e all’ultimo momento, come qualche tempo fa, la disposizione del blocco stesso. La Regione ha dunque centralizzato in tutto e per tutto la gestione delle "zone critiche" in cui è stata suddivisa la provincia – zone spesso ben più ampie delle singole emergenze locali, grazie alle quali, secondo i critici delle politiche regionali, giostrando sui dati è possibile rinviare le decisioni più impopolari.

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Pubblicato il 17 Gennaio 2007
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