Architetture d’alta quota: un secolo di bivacchi sulle Alpi

Dalla loro invenzione negli anni Venti alle strutture contemporanee, il libro di Luca Gibello racconta come i bivacchi abbiano cambiato il modo di abitare la montagna. Venerdì 6 la presentazione al Cai di Varese

generica

C’è un momento, salendo in quota, in cui la montagna smette di essere paesaggio e diventa necessità. È lì che compaiono i bivacchi: piccole architetture isolate, essenziali, spesso rosse o metalliche, piantate nella roccia come segni di resistenza umana. Non sono rifugi, non promettono comfort, ma raccontano molto di più: un secolo di rapporto tra l’uomo, la tecnica e l’alta montagna.

A questa storia affascinante è dedicata la serata culturale in programma venerdì 6, alle ore 21, nella sede del Cai di Varese, in via Speri della Chiesa Jemoli 12, dove verrà presentato il volume “I bivacchi delle Alpi” di Luca Gibello, giornalista, storico e critico di architettura tra i massimi studiosi del tema.

Nel libro, Gibello accompagna il lettore lungo una traiettoria quasi interamente italiana, che parte dal 1925, anno in cui il Club Alpino Accademico Italiano “inventa” il bivacco moderno, e arriva fino alle strutture più recenti, pensate anche per essere fotografate, condivise, raccontate sui social. In mezzo c’è un mondo fatto di sperimentazioni tecnologiche, prefabbricazione, nuovi materiali, ma anche di forme ardite, talvolta ispirate agli immaginari aerospaziali.

Dalla semibotte del modello Ravelli, icona di un’epoca pionieristica, al modello Apollonio prodotto in serie e poi perfezionato dalla Fondazione Berti, fino al celebre Bivacco Gervasutti, il libro ricostruisce una vera e propria storia dell’abitare estremo. Una storia che non riguarda solo gli alpinisti, ma parla a chiunque si interroghi su cosa significhi costruire in condizioni limite, riducendo lo spazio all’essenziale e affidandosi all’ingegno umano.

Gibello, biellese classe 1970, unisce alla ricerca storica una profonda conoscenza diretta della montagna: ha salito tutti gli 82 Quattromila delle Alpi e oltre 220 cime sopra i tremila metri. Fondatore e a lungo direttore de Il Giornale dell’Architettura, ha dedicato gran parte del suo lavoro allo studio delle architetture d’alta quota, a partire dai rifugi, tema su cui ha firmato il primo studio sistematico già nel 2011.

La serata è a ingresso libero.

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Pubblicato il 05 Febbraio 2026
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