ASST Sette Laghi rafforza la rete della salute mentale: a Malnate due ambulatori per adulti ADHD e per la psicopatologia giovanile
I servizi sono stati attivati nel giugno scorso in via sperimentale dal Dipartimento di Area della Salute Mentale e delle Dipendenze. A chi si rivolgono e quale la presa in carico
Un ambulatorio specialistico dedicato all’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ) nell’adulto e un’équipe multidisciplinare per l’intercettazione precoce e la presa in carico del disagio psicopatologico in adolescenza e nella prima età adulta. Sono le due esperienze attivate dal Dipartimento di Area della Salute Mentale e delle Dipendenze (DSMD) di ASST Sette Laghi, diretto dalla professoressa Camilla Callegari, presso il presidio territoriale di Malnate.
Due percorsi distinti ma integrati, che rispondono a bisogni emergenti e spesso sottovalutati: da un lato il riconoscimento dell’ADHD oltre l’età evolutiva, dall’altro la necessità di intervenire tempestivamente nel periodo critico della transizione tra adolescenza ed età adulta.
ADHD nell’adulto: un ambulatorio specialistico di II livello
Perché è stato attivato
Per lungo tempo considerato un disturbo esclusivamente pediatrico, l’ADHD è oggi riconosciuto come una condizione neuropsichiatrica che può persistere in età adulta, con una prevalenza stimata tra il 2,5 e il 4,9% nella popolazione generale adulta. In circa il 50–65% dei casi diagnosticati in età evolutiva, i sintomi proseguono anche oltre l’adolescenza.
Negli adulti il quadro clinico si presenta in modo diverso rispetto all’infanzia: meno evidente l’iperattività, più marcate disattenzione, disorganizzazione, difficoltà nella gestione del tempo e nelle funzioni esecutive.
Alla luce di questa complessità diagnostica e del rischio di mancato trattamento, nel giugno 2025 è stato avviato presso il Polo territoriale di Malnate un ambulatorio sperimentale di II livello per la diagnosi e il trattamento dell’ADHD nell’adulto, su progetto del Dipartimento della Salute Mentale.
A chi si rivolge e come si accede
L’ambulatorio è aperto ai cittadini dai 18 anni in su residenti nei Comuni afferenti al bacino dell’ASST Sette Laghi.
L’accesso avviene attraverso: un primo contatto con il Centro Psico-Sociale (CPS) o con il Ser.D di competenza territoriale; l’invio concordato con lo psichiatra del CPS o con il medico del Ser.D.Possono accedere anche i pazienti già diagnosticati in carico alla Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) al compimento del diciottesimo anno di età. Questa modalità garantisce una valutazione preliminare delle eventuali comorbilità, frequentemente associate all’ADHD, e un invio appropriato allo specialista.
Cosa significa “presa in carico”
La presa in carico prevede un percorso articolato che integra valutazione diagnostica, definizione del piano terapeutico e monitoraggio nel tempo.
In base al quadro emerso, dopo un’intervista clinica approfondita, viene definito un piano personalizzato che può includere: controlli psichiatrici periodici e redazione del Piano Terapeutico per i trattamenti farmacologici; supporto psicologico individuale; interventi educativi e percorsi di coaching specifico per l’ADHD. Particolare attenzione è riservata alla fascia 18–25 anni, fase delicata di transizione in cui la continuità assistenziale è cruciale.
Durante il periodo di attività sperimentale l’ambulatorio ha preso in carico 45 pazienti.
Psicopatologia dell’età giovanile: intercettare il disagio prima che si strutturi
Accanto all’ambulatorio ADHD, il Dipartimento della Salute Mentale ha promosso la costituzione di un’équipe multidisciplinare dedicata alla psicopatologia dell’adolescenza e della prima età adulta, in attuazione delle indicazioni regionali che prevedono luoghi dedicati all’intercettazione precoce e alla cura delle problematiche giovanili.
A chi si rivolge
L’équipe è dedicata in particolare ai giovani tra i 18 e i 24 anni, con l’obiettivo di garantire una “transitional care” che superi la discontinuità tra i servizi per l’età evolutiva e quelli per adulti:
L’accesso può avvenire: su segnalazione del medico di medicina generale (MMG) o del pediatra di libera scelta (PLS); tramite i servizi del Dipsrtimento stesso o su richiesta diretta dell’utente.
Il percorso di valutazione e presa in carico
Dopo una prima fase di accoglienza con medico psichiatra e/o psicologo, viene effettuata una valutazione clinica della gravità e del funzionamento globale. In base all’esito: i quadri più severi vengono indirizzati ai servizi di salute mentale competenti; i casi di gravità non severa vengono presi in carico direttamente dall’équipe con colloqui di sostegno, psicoterapia, visite psichiatriche e monitoraggio nel tempo. Durante il secondo semestre 2025 sono stati valutati circa 55 pazienti.
Strumenti e prevenzione
Uno degli obiettivi centrali è l’intercettazione precoce del disagio, anche prima del raggiungimento di una soglia diagnostica piena. Per questo l’équipe utilizza – o sta valutando l’introduzione – strumenti di screening brevi e validati per il distress psicologico e la depressione in adolescenti e giovani adulti. Per valutazioni più approfondite vengono impiegate scale per depressione e ansia, strumenti per la regolazione emotiva, per il funzionamento sociale e per la “transition readiness”, ovvero la prontezza del giovane alla gestione autonoma del proprio percorso di cura.
L’approccio è di tipo transdiagnostico e si basa su modelli clinici che consentono di individuare precocemente i segnali di rischio; intervenire quando le sindromi sono ancora in fase di strutturazione; prevenire la progressione verso forme più gravi e invalidanti.
Una rete integrata per la salute mentale
Le due esperienze attivate a Malnate rappresentano un tassello di una strategia più ampia: rafforzare la diagnosi precoce, garantire continuità assistenziale nella fase di transizione e offrire percorsi personalizzati, multidisciplinari e non stigmatizzanti.
In un contesto in cui il disagio psichico giovanile e i disturbi del neurosviluppo in età adulta sono sempre più riconosciuti, l’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il rischio di cronicizzazione e restituire ai pazienti strumenti concreti per migliorare funzionamento, autonomia e qualità di vita.
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