Strage di pecore alla Rasa, la polizia provinciale ha fatto i tamponi per risalire al predatore
Decine di capi uccisi e altri gravemente feriti in un’area prealpina già interessata da avvistamenti di grandi carnivori: la Polizia Provinciale ha avviato accertamenti scientifici per chiarire la dinamica
Una scena brutale quella che si è presentata nei pascoli della Rasa. Il bilancio è pesante: decine di pecore uccise e numerosi capi rimasti feriti, con profondi morsi e ferite sanguinanti che non lasciano spazio all’immaginazione.
L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito sulla sicurezza del bestiame e sulla presenza dei predatori nelle zone prealpine della provincia, dove gli avvistamenti di grandi carnivori si sono fatti più frequenti negli ultimi mesi.
“È stato un brutto colpo, e al grande dispiacere si aggiunge il danno economico”, riferisce Greta Grisoni, titolare dell’azienda. “Per noi è la prima volta. I nostri animali erano in un recinto vero e proprio, non improvvisato. Adesso, nel limite del possibile, cercheremo di tenerli più protetti durante la notte, in attesa di capire meglio cosa sia successo”.
L’azienda, a indirizzo ovino e bovino, è una realtà di dimensioni contenute e la perdita subita incide in modo pesante sull’equilibrio aziendale, oltre che sul piano umano. Proprio per questo Coldiretti Varese richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare questi episodi con serietà, equilibrio e tempestività, evitando sia semplificazioni sia sottovalutazioni.

L’intervento delle autorità
Sul luogo del ritrovamento è intervenuta la Polizia Provinciale così come confermato dal Presidente della Provincia, Marco Magrini. Le immagini che circolano in queste ore sono eloquenti: carcasse abbandonate sul terreno e animali sopravvissuti ma visibilmente traumatizzati e coperti di sangue. La priorità, oltre alla messa in sicurezza del gregge superstite, è ora quella di dare un nome al “killer”.
Caccia al DNA: lupo o cani selvatici?
Sebbene il primo sospetto ricada inevitabilmente sul lupo – specie che ha ormai ricolonizzato diverse aree del Varesotto – servono più elementi. Non si esclude, infatti, che l’attacco possa essere stato sferrato da un branco di cani inselvatichiti o lasciati incustoditi.
Per fugare ogni dubbio, gli agenti hanno effettuato una serie di tamponi biologici sulle ferite e sulle diverse parti del corpo delle pecore uccise.
La procedura: i campioni verranno inviati ai laboratori specializzati per l’analisi del DNA con l’obiettivo di solare tracce di saliva del predatore per risalire con certezza alla specie (e potenzialmente alla specifica popolazione o individuo) responsabile dell’assalto.
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