Varese accende i riflettori sul tessile tecnico: filiere, innovazione e diplomazia per una Lombardia da 167 miliardi di export

Confindustria Lombardia ha inaugurato il roadshow del corpo consolare per rafforzare il dialogo tra sistema produttivo e rappresentanze diplomatiche. Al centro del primo appuntamento il tessile tecnico varesino, modello di innovazione, filiera e apertura internazionale

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«Il tessile tecnico significa evoluzione, ricerca verso tessuti nuovi, con applicazioni nuove e metodologie di fabbricazione diverse, in alcuni casi fortemente innovative». Nelle parole di Luigi Galdabini, presidente di Confindustria Varese, c’è il senso del primo appuntamento di “Impresa e diplomazia nei territori lombardi: il roadshow del corpo consolare”, il progetto avviato da Confindustria Lombardia che si è tenuto all’Università Liuc di Castellanza, nella sede di Villa Jucker, per rafforzare il dialogo tra sistema produttivo e rappresentanze diplomatiche e consolari, partendo dalle vocazioni industriali dei territori.
La scelta di partire dalla provincia di Varese non è casuale. In un’area ad alta densità manifatturiera, con una forte propensione all’export e una rete produttiva diffusa, il focus sul tessile tecnico ha offerto una chiave di lettura esemplare. Quella di una filiera storica che ha saputo trasformarsi, innovare e aprirsi ai mercati internazionali senza perdere il radicamento locale.
L’iniziativa, realizzata con Confindustria Varese, nasce con un obiettivo preciso: creare occasioni concrete di confronto e cooperazione tra il sistema produttivo lombardo e il corpo consolare, consolidando relazioni economiche di lungo periodo. Un’impostazione che guarda ai territori come ecosistemi industriali completi, da valorizzare a partire dalle loro specializzazioni.

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I NUOVI MERCATI

Nel suo intervento, il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini ha inserito il ragionamento in uno scenario internazionale complesso. Ha parlato di mercati che si stanno regionalizzando, di protezionismo, di tensioni geopolitiche e di effetti immediati sugli scambi globali.
Ha indicato nell’India, negli Emirati Arabi e in altri Paesi mercati verso cui guardare con crescente interesse, ma ha anche sottolineato quanto la competitività delle imprese passi dalla capacità di ridurre i fattori di costo che gravano sul manifatturiero. In particolare, Pasini ha insistito sul nodo dell’energia, chiedendo misure strutturali e non emergenziali per rendere il Paese più attrattivo anche per gli investimenti esteri.
A riportare il discorso sulla forza concreta del territorio è stato proprio Galdabini. «Le imprese varesine – ha ricordato il presidente di Confindustria Lombardia – esportano circa il 40% del valore aggiunto prodotto, un dato che misura insieme il legame con i mercati esteri e la capacità di competere dentro filiere internazionali»

LA METAMORFOSI DEL TESSILE

In questo quadro, il tessile tecnico diventa il simbolo di una metamorfosi riuscita. Se il tessile tradizionale rimanda a un comparto maturo, il tessile tecnico racconta invece sviluppo di nuovi materiali, applicazioni avanzate e processi innovativi. Difesa, sport, medicale e trasporti sono alcuni dei mercati in cui il settore trova oggi i suoi sbocchi più dinamici.
Il punto di forza, però, non sta solo nel prodotto. Sta nella filiera. Galdabini ha ricordato come in provincia di Varese siano presenti, in pochi chilometri, quasi tutti gli “passaggi” produttivi necessari: finissaggio, tintorie, tessitura, confezionamento, sviluppo di nuovi materiali, fino ai progetti di economia circolare. Una prossimità produttiva che si salda con la presenza di laboratori, centri di ricerca e formazione avanzata. Non a caso il legame tra impresa e università è stato indicato come uno degli asset decisivi del territorio.

UN EXPORT CHE VALE 167 MILIARDI

Su questo aspetto si è soffermato anche Luca Orlando, moderatore dell’incontro, mettendo in evidenza un elemento spesso sottovalutato: quando un’azienda italiana prova a investire oltreconfine, soprattutto negli Stati Uniti, scopre che quella rete di forniture e lavorazioni di alta qualità che in Italia appare naturale altrove spesso non esiste. Ed è proprio questa densità di supply chain, insieme alla concentrazione di competenze e conoscenza, uno dei principali vantaggi competitivi della Lombardia. Raffaele Cattaneo ha legato il tema territoriale a quello strategico. L’export lombardo vale 167 miliardi di euro, oltre un terzo del Pil regionale, e per il manifatturiero il peso dei mercati esteri sale ancora. Da qui la necessità di rafforzare il rapporto con il corpo consolare, una rete che in Lombardia ha una presenza particolarmente ampia e che può agire da terminale prezioso per accompagnare imprese e istituzioni sui mercati internazionali.

COSTRUIRE PONTI TRA TERRITORI

Nella stessa direzione si è mossa Veronica Crego Porley, decana del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia. La diplomazia economica, ha osservato, non serve soltanto a favorire relazioni commerciali, ma a costruire ponti strutturali tra territori, economie e comunità imprenditoriali. In una fase segnata da transizione digitale, sostenibilità, sicurezza degli approvvigionamenti e resilienza produttiva, il valore delle relazioni di fiducia diventa centrale. È qui che il roadshow di Confindustria Lombardia trova la sua ragion d’essere: partire dalle filiere, leggere i territori, coinvolgere istituzioni, consolati, università e imprese.

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Pubblicato il 24 Marzo 2026
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