“Dalla terra al piatto”: a Varese le erbe spontanee conquistano sempre più appassionati

Riconoscere, raccogliere e cucinare erbe, fiori e bacche diventa un’esperienza completa che coinvolge tutti i sensi e riavvicina le persone al territorio in modo consapevole. I corsi di Ombretta Tuligi dell'Associazione Orticola Varesina

Tarassaco - foto di Alessandra Oldani

Le erbe spontanee non sono solo “erbacce”, ma un piccolo patrimonio naturale che può finire direttamente nel piatto. È stato questo il cuore della puntata de La materia del giorno, che ha visto ospite Ombretta Tuligi dell’Associazione Orticola Varesina, appassionata conoscitrice delle piante edibili. Un tema che attira sempre più curiosi, tanto che le uscite organizzate sul territorio registrano regolarmente il tutto esaurito.

Dalla passeggiata al piatto

«Con il termine erbe spontanee commestibili intendiamo tutto ciò che nasce in natura senza intervento umano: erbe, fiori, bacche e anche radici» ha spiegato Ombretta Tuligi. Una risorsa accessibile a tutti, che unisce benessere fisico e mentale: «È come trovare un piccolo tesoro mentre si cammina. Non è solo nutrimento, ma un’esperienza che stimola curiosità e creatività».

Il percorso proposto nei corsi parte proprio dal contatto diretto con l’ambiente. Le uscite si svolgono soprattutto in primavera, tra aprile e giugno, quando la varietà di piante è maggiore. «Si cammina, si osserva, si tocca e si annusa. Solo alla fine, quando il riconoscimento è sicuro, si può assaggiare» precisa Tuligi, sottolineando l’importanza di un approccio prudente: mai raccogliere o consumare piante senza una conoscenza adeguata.

Imparare a riconoscere (e rispettare) la natura

Il metodo è semplice ma rigoroso. Durante le passeggiate si utilizzano tutti i sensi per identificare le piante: la vista per la forma e la crescita, il tatto per la consistenza, l’olfatto per il profumo. «Se una pianta ha un odore preciso, come l’aglio, quello diventa un elemento chiave per riconoscerla» spiega l’esperta.

orticola varesina ombretta tuligi

Nei corsi base si parte da specie “sicure”, ovvero facilmente distinguibili da eventuali piante tossiche. Tra queste il tarassaco, la piantaggine o il silene vulgaris, noto anche come “scoppiettino”. «L’obiettivo è dare strumenti concreti: già dalla prima uscita le persone tornano a casa con qualche pianta riconosciuta e utilizzabile».

Sapori dimenticati da riscoprire

Uno degli aspetti più sorprendenti è la varietà di sapori che si possono trovare in natura. «Ci sono erbe che ricordano l’aglio, altre il limone o l’aceto. Possiamo usarle in cucina per creare piatti semplici ma originali». Durante i corsi, infatti, non manca una parte pratica con assaggi e ricette facili, come torte salate o misticanze.

Non solo erbe: anche fiori e gemme trovano spazio. Dai fiori di tarassaco per sciroppi naturali alle rose per gelatine e dolci. Sempre con un’attenzione fondamentale: «Bisogna raccogliere poco e senza lasciare traccia del proprio passaggio. Il rispetto della natura viene prima di tutto».

Una passione che coinvolge

Quello che colpisce, racconta Tuligi, è l’entusiasmo dei partecipanti: «All’inizio camminano composti, poi pian piano si incuriosiscono, si chinano, osservano, raccolgono. Tornano un po’ bambini». Un’esperienza che va oltre l’aspetto alimentare e diventa un modo per ristabilire un legame con l’ambiente.

Una passione nata per curiosità, come ha raccontato la stessa Tuligi: «Mi sono avvicinata partendo da zero, dopo un percorso lontano dalla natura. Poi ho sentito il bisogno di tornare e da lì è iniziato tutto».

Per chi vuole approfondire, l’invito è a seguire le attività dell’Associazione Orticola Varesina: i corsi primaverili sono già esauriti, ma nuove date potrebbero arrivare in settembre.

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Pubblicato il 16 Aprile 2026
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