“Il carcere, un’isola di divieti rimossa dal discorso pubblico”
L'incontro a Materia con Tommaso De Lorenzis dedicato al podcast «Il sindaco di Rebibbia» di Chora Media. L'autore, intervistato dalla giornalista Santina Buscemi, ha dialogato sulle contraddizioni della politica, sui pregiudizi diffusi e sulla realtà quotidiana degli istituti penitenziari
“Il carcere resta il grande rimosso del discorso pubblico”. Non porta voti, non riempie le piazze e non intrattiene, mentre l’industria culturale diffonde la convinzione cinica secondo cui raccontare la detenzione porta sfortuna. Di questi temi si è parlato giovedì 23 luglio alle 21 durante l’incontro pubblico che ha visto protagonista Tommaso De Lorenzis, intervistato dalla giornalista Santina Buscemi nello spazio Materia, a Castronno.
De Lorenzis è l’autore insieme a Francesca Berardi della serie podcast «Il sindaco di Rebibbia», prodotta da Chora Media, con la voce di Luca Bizzarri.
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L’appuntamento ha preso le mosse dalla lettura di brani dello scrittore friulano Pino Roveredo, ex garante dei detenuti in Friuli, capaci di restituire la durezza e la violenza psicologica dell’ingresso dietro le sbarre.
L’opera al centro della serata nasce dai diari scritti da Gianni Alemanno durante la sua detenzione nel carcere romano di Rebibbia, avvenuta tra il 31 dicembre e il 24 giugno in seguito alla revoca di una misura alternativa per alcune inadempienze amministrative.
Nel corso del dialogo, Tommaso De Lorenzis ha approfondito i dettagli quotidiani che emergono dagli scritti, a partire dalla contrapposizione tra l’isola televisiva e la realtà dei divieti penitenziari. Nei reparti, dove è consentito l’uso di piccoli fornelletti, vige una rigida limitazione legata agli oggetti taglienti: «Non si possono usare coltelli se non dei coltelli di una plastica talmente tanto leggera che si fa fatica a tagliare lo stracchino», e persino l’utilizzo del filo interdetto viene applicato per prevenire rischi legati all’autolesionismo.
La narrazione restituisce spazio a figure spesso dimenticate dalla società, come Antonio, ribattezzato Er Bruschetta, un detenuto descritto nei diari nei suoi momenti di socialità e nei trasferimenti improvvisi disposti dall’amministrazione penitenziaria. Parlando di questa dimensione, Tommaso De Lorenzis ha sottolineato le criticità strutturali del sistema: «Una delle immagini in attacco, che abbiamo usato nell’attacco della prima puntata del podcast, presa proprio dai diari di Alemanno, è questa dell’isola dei divieti».
La riflessione si è poi ampliata alla complessità politica del personaggio di Gianni Alemanno, ex esponente della destra sociale romana ed ex sindaco della capitale, la cui biografia si muove tra posizioni storicamente garantiste — come l’opposizione alla pena di morte insieme a Marco Pannella — e le rigide campagne securitarie basate sul binomio legge e ordine.
A proposito delle contraddizioni emerse nel percorso, lo stesso autore ha evidenziato: «Alemanno è un garantista e io credo, diciamo sinceramente, alla bontà del garantismo di Gianni Alemanno. È anche un personaggio che ha tante contraddizioni».
Durante la serata sono emerse anche le testimonianze del pubblico, tra cui quella dei volontari dell’associazione Oblò, attivi nei laboratori teatrali e di arteterapia nel carcere di Busto Arsizio, che hanno confermato il progressivo inasprimento delle condizioni di vita all’interno degli istituti di pena e la costante riduzione degli spazi di movimento per i detenuti.
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