L’ultimo miglio
Possiamo promuovere le bellezze del territorio in tutto il mondo, ma se poi raggiungerle diventa un’impresa perdiamo una grande occasione. Il turismo passa anche, e soprattutto, dall’ultimo miglio
L’altro giorno, nella piazzetta del centro storico di Castiglione Olona, abbiamo incontrato per caso Michelle e Sharon. Due giovani donne che arrivano da San Francisco e Shanghai. La loro storia è delicata e affascinante. Hanno frequentato lo stesso college e poi sono rimaste in contatto grazie alla tecnologia. Si sono scambiate visite nelle rispettive città, ma non avevano mai viaggiato insieme.
Hanno scelto l’Italia perché amano l’arte e, grazie alla conoscenza dell’opera di un grande pittore, volevano vedere gli affreschi di Masolino da Panicale. Al di là del loro straordinario valore artistico, la motivazione è semplice e chiarissima: «A differenza delle opere che si possono ammirare nei musei di tutto il mondo, gli affreschi di Castiglione Olona si possono vedere solo qui, perché restano legati al luogo per cui sono stati creati».
Se ci pensiamo, è proprio questo il valore di ogni territorio. Lo hanno capito persino a Las Vegas, dove hanno riprodotto pezzi di mondo facendoli affacciare su strade dove prima c’era solo il deserto. Peccato che il Canal Grande o la Torre Eiffel, lì, siano finti. Masolino è autentico. Come lo sono Santa Caterina del Sasso, Monteviasco, Tornavento, il Sacro Monte.
Il problema è raggiungerli, questi luoghi.
Michelle e Sharon hanno preso un treno da Milano e poi hanno percorso a piedi la strada dalla stazione di Castiglione Olona-Venegono. Meno di tre chilometri, ma brutti e, in alcuni tratti, anche pericolosi. Al ritorno pensavano di poter prendere un taxi. Una vera illusione. La situazione si è risolta solo grazie alla disponibilità di chi le aveva incontrate.
La loro storia può aiutarci a riflettere. Possiamo promuovere il territorio quanto vogliamo, raccontarne le bellezze, investire in comunicazione e attrarre visitatori da ogni parte del mondo, ma se non risolviamo una questione centrale come quella della mobilità rischiamo di perdere gran parte del lavoro fatto.
La soluzione non può essere soltanto l’auto privata. E non ci aiuta nemmeno immaginare una rete di infrastrutture sempre più capillare. Ce ne accorgiamo proprio nei luoghi dove i flussi di visitatori sono già importanti.
Santa Caterina del Sasso, per esempio, non è raggiungibile con i mezzi pubblici. È a due passi da Laveno Mombello, ma per arrivarci in battello bisogna passare dal Piemonte e dalle Isole Borromee. Anche le sperimentazioni messe in campo con buona volontà dall’amministrazione provinciale, servono a poco se il turista, per usufruirne, dovrebbe sapere in anticipo che una determinata navetta esiste solo in certi giorni e in determinati orari.
Via alla navetta gratuita che collega i luoghi più belli della sponda varesotta del Lago Maggiore
Occorre immaginare soluzioni diverse e fare davvero sistema. E non serve nemmeno troppa fantasia, perché quelle soluzioni esistono già in molte parti del mondo.
Una si chiama Uber.
Le obiezioni dei conducenti NCC sono note e vanno considerate. Si possono cercare mediazioni capaci di salvaguardare il servizio nelle grandi città, dove gli equilibri sono diversi. Ma nel resto del territorio, a precise condizioni e con adeguate garanzie, avrebbe senso aprire il mercato. Permetterebbe di sviluppare nuove attività e, nello stesso tempo, di capire quanto sia effettivamente forte la domanda di mobilità legata al turismo e alla fruizione del nostro territorio.
La decisione è politica. Ma finché non troveremo una soluzione credibile all’ultimo miglio continueremo a stupirci perché due turiste arrivate dalla Cina e dagli Stati Uniti scelgono Castiglione Olona per vedere Masolino.
È bello provare stupore. Ma lo stupore, da solo, non produce quello sviluppo che forse potremmo avere proprio qui, a due passi da casa.
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