«Dimissioni in bianco, una pratica che colpisce sempre i più deboli»
Sergio Moia, della segreteria Cisl, offre un suo commento sulla notizia legata all'estorsione ai danni del lavoratore e ai ricatti cui spesso le categorie meno protette debbono sottostare
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Un dipendente obbligato a lasciare più della metà dello stipendio nelle mani del datore di lavoro. Una lettera di dimissioni firmata in bianco, senza data, al momento dell’assunzione. Sembra impossibile ma questa è la realtà per molti lavoratori anche a Varese e gli uffici vertenze delle organizzazioni sindacali confermano questo dato. La pratica illegale, analoga a quella adottata sulla pelle del lavoratore di Busto Arsizio, ci viene spiegata da Sergio Moia, della segreteria Cisl di Varese. Ma come avviene nella pratica questo fenomeno? «Si tratta di un doppio ricatto: oltre alla questione della lettera di dimissioni in bianco, la prassi della decimazione dello stipendio rappresenta un problema per numerosi lavoratori che non hanno dalla loro parte le debite tutele o un minimo di potere contrattuale. Succede che l’imprenditore senza scrupoli defalchi dallo stipendio del lavoratore una quota pari al versamento dei contributi: in pratica alla luce del fisco il rapporto di lavoro risulta corretto e ai sensi di legge, ma di fatto i contributi vengono a gravare sulle spalle del lavoratore, che se non sta al gioco è spesso costretto a fare le valige». |
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