Orsi, Cna: “Dopo il voto, tante preoccupazioni e una speranza”
Il commento di Franco Orsi, presidente di CNA Varese Franco Orsi ai risultati delle elezioni politiche: una lettera aperta a nome del mondo produttivo per chi dovrà affrontare la nuova, difficilissima situazione
I risultati del voto del 25 e 26 di febbraio rischiano di fare precipitare il Paese nel gorgo del’ingovernabilità.
Già la campagna elettorale aveva “anestetizzato” per lunghe settimane i problemi veri del Paese, lasciando sullo sfondo la triste evidenza di una situazione economica difficilissima, determinata da una crisi lunga, profonda e drammatica.
Una crisi che viene da lontano e della quale non si riesce a scorgere l’uscita dal tunnel. Una crisi che ha colpito e che continua a colpire, indistintamente, tutti i settori e tutti i territori senza fare sconti a nessuno. Una crisi che si è abbattuta soprattutto su quell’Italia produttiva dell’economia dei servizi di mercato, del terziario, dell’artigianato e dell’impresa diffusa che, vivendo prevalentemente di domanda interna, sta pagando il conto più salato.
In Italia, nel 2012, nel sostanziale disinteresse della politica, ha chiuso un’azienda al minuto. E la frequenza è addirittura cresciuta nei primi mesi del nuovo anno. Hanno cessato l’attività imprese che avevano creato ricchezza e mantenuto l’occupazione, anche nella crisi e, con la loro resa, vengono indebolite anche le prospettive di crescita per il Paese. Insieme a pezzi di economia che muoiono muore anche una parte di Paese.
In campagna elettorale questi argomenti non sono stati trattati con la gravità e la serietà che avrebbero richiesto. Anzi, spesso sono stati lo spunto per le solite litanie sull’importanza della piccola impresa e per propinare soluzioni mirabolanti e irrealizzabili. Come se i problemi drammatici degli ultimi anni fossero per davvero archiviabili per magia e dimenticando quanto fosse stato difficile e oneroso recuperare un minimo di fiducia e di credibilità a livello internazionale. E ora, che si dovrebbe provare a ripartire dai primi tornanti della risalita, si deve affrontare il nodo della governabilità del Paese.
Noi speriamo fortemente che un sussulto di realismo e di dignità imponga a tutti di farsi carico delle proprie responsabilità, ci vogliamo credere con il pessimismo della ragione.
E allora proviamo ancora una volta a mettere in fila quelle che riteniamo siano le priorità economiche e sociali del Paese, partendo dalla constatazione che i modesti e fragili risultati ottenuti fino ad oggi sono stati conseguiti al prezzo elevato di un’ impennata della pressione fiscale complessiva e dei pesanti effetti recessivi che ne sono derivati: ne è chiara testimonianza il reddito pro capite delle famiglie, ritornato ai livelli di 27 anni fa.
Se questa è la situazione è evidente che, con una pressione fiscale di oltre il 56% per i contribuenti in regola, una burocrazia che richiede ad ogni impresa un adempimento ogni 3 giorni e un sistema del credito che nell’ultimo anno ha ridotto di 32 miliardi l’erogazione di finanziamenti alle aziende, il sistema delle piccole imprese continua a rimanere sull’orlo del baratro. Come il Paese, insieme al Paese e, dopo le elezioni, senza nemmeno la certezza di un’interlocuzione autorevole.
In piena campagna elettorale, alla fine del mese di gennaio, le imprese dell’artigianato, del commercio, del turismo, dei servizi, della logistica e le piccole imprese del manifatturiero e delle costruzioni avevano deciso di non tacere più la loro sofferenza e avevano organizzato la grande manifestazione di Re.te. Imprese Italia. E’ bene che il confuso quadro politico uscito dalle urne ricordi la loro richiesta di avviare una riflessione vera, nuova, moderna sui problemi e sulle prospettive dell’economia e della società italiana, ricordando come questo sistema di imprese, con un contributo di oltre il 60% alla crescita e all’occupazione del Paese, sia stato e sarà l’unico in grado di creare sviluppo e occupazione nei prossimi anni.
Ma queste imprese ora non possono più reggere da sole il peso della crisi.
Consapevoli di trovarsi a un passaggio importante della storia democratica del Paese chiedono con forza un Governo che affronti concretamente i loro problemi e inizi finalmente a ragionare di sviluppo del Paese, perché tornare a crescere significa tenere insieme dinamicità dell’export e tonicità della domanda interna. Ma significa anche tenere insieme politica industriale e politica per i servizi e per l’artigianato. Ritengono sia doveroso ripartire dalle imprese legate al territorio, cioè da quel tessuto produttivo che, nonostante tutto, nonostante le perdite, non si rassegna, non vuole tirare i remi in barca, si è messo in discussione e vuole innovare.
L’Italia ha persone e imprese straordinarie per tornare a crescere, ma in questa fase più che mai serve un Governo che lo voglia fortemente e subito, che voglia e sappia aprire una nuova stagione di dialogo, che metta al centro della politica economica e sociale le loro esigenze e le loro proposte. Integrando le ragioni del rigore con le ragioni della crescita, del’equità e della coesione sociale,in una nuova stagione di comune responsabilità che deve chiamare in causa politica ed Istituzioni, ma anche rappresentanze sociali e imprese e che deve affrontare la sfida del ritorno alla crescita. Provando ad aggredire e risolvere tre grandi questioni: fisco, credito e burocrazia.
Noi la nostra parte la faremo per fare valere le nostre ragioni, le ragioni della crescita. Le ragioni della crescita delle imprese e, in questo modo, del Paese tutto.
Sono ragioni che ci spingono a chiedere agli eletti di essere, dimenticando la loro provenienza, dalla parte del Paese e dei suoi interessi: lo facciamo in assoluta autonomia, con un atteggiamento esigente e severo, ma al tempo stesso capace di distinguere.
Il Paese, la società, il nostro futuro hanno un disperato bisogno di riforme e di misure per uscire dalla crisi e ricominciare a crescere, è ora che lo si capisca e si inizi ad operare da subito tutti insieme.
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
magicg su Quanti aerei atterrano e decollano da Malpensa? Il rumore sulle nostre teste sta diventando un problema
lenny54 su "Moschea" di via Giusti Varese, Galparoli attacca e parla di regalo politico, Palazzo Estense replica: "È lì da 30anni"
Fabrizio Tamborini su Più verde e meno cemento contro il calore: il nuovo PGT prepara Varese alle sfide del clima
principe.rosso su Fontana al Corriere torna a parlare della necessità di un cambio di passo nella Lega
principe.rosso su Sicurezza a Gallarate, Dall’Igna replica ai gruppi di Vannacci: “La campagna elettorale è già iniziata”
Felice su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna









Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.