Nella valle più remota dell’Afghanistan, dove non è arrivata neanche la guerra
Giovedì al Cai un'eccezionale viaggio raccontato con parole e immagini
Un viaggio in una remota zona dell’Afghanistan, tanto remota da non essere mai stata coinvolta nei conflitti che dagli anni Settanta, senza interruzione, devastano il resto del paese. È il corridoio del Wakhan. Il “Tetto del mondo”, Bam-e Dunya come lo chiamano i locali, …o ancora il “Nodo del Pamir”, dove convergono alcune delle più alte catene montuose dell’Asia: l’Hindukush i, il Karakorum e il Kunlun.
È l’incredibile, affascinante viaggio che sarà raccontato giovedì 15 marzo, alla sede del Cai di Gallarate, da Matteo Crespi, con le foto di Anna Maria Macchi, Luisa Brognara e Carlo Caimi.
Si parte da Dushanbe, la capitale del Tajikistan fino a Ishkashhim lungo la Pamir Highway che costeggia il corso del fiume Panj, confine naturale con l’Afghanistan. Da qui si attraversa la frontiera Tajikistan – Afghanistan per fare ingresso nel mitico Corridoio del Wakhan afghano, la “zona cuscinetto” creata nell’Ottocento come risultato del “Grande Gioco” il conflitto sotterraneo tra Gran Bretagna e Russia per il controllo dell’Asia centrale.

Dal villaggio di Sarhad, che si trova alla fine dell’unica strada carrozzabile della zona, si procede a piedi per un trekking di 11 giorni fino alle rive del lago Chakmaktyn a 4015 metri di altezza, tra le vette del Piccolo Pamir per degli straordinari incontri con le comunità dei pastori nomadi di etnia Wakhi e Kirghiza che da anni vivono isolati in un territorio indubbiamente meraviglioso ma al limite estremo per la sopravvivenza umana.
Appuntamento giovedì 15 Marzo, ore 21, al CAI Gallarate, via Olona 37; ingresso libero e gratuito
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