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Il trasformismo

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29 luglio 2015

L’ennesima fuoriuscita di Verdini e di altri parlamentari dal gruppo di Forza Italia, ultimo cambio di casacca dei nostri Onorevoli, preceduti da Bondi, Fitto,Alfano, dai molti Cinque Stelle, da alcuni di Scelta Civica, di SEL e della Lega, pone in generale una domanda sulla validità o meno del significato della rappresentanza elettorale.
In totale tra Camera e Senato sono 176, esclusi il seguito che fa capo a Verdini di cui attualmente non si ha certezza sul reale numero, i parlamentari che da inizio legislatura hanno cambiato casacca su un totale di 951.
In pratica il sistema elettorale maggioritario con cui è stato eletto questo Parlamento più che rappresentare il territorio e pertanto il rapporto diretto e fiduciario tra la figura e lo spessore morale e politico del singolo aspirante parlamentare con il suo elettorato, si basa oggi essenzialmente sul programma elettorale e sul carisma del leader che lo propone di attuare in caso di vittoria e come tale si fa carico di individuare e selezionare chi lo dovrà sostenere nella realizzazione di detto programma di governo presentato in campagna elettorale agli elettori di tutto il Paese.
Ne consegue che gli elettori hanno votato sulla base del programma e sulle capacità comunicative del leader di renderlo credibile ed attuabile, facendo passare in secondo piano la figura del singolo parlamentare che a volte si dimostra di scarso spessore politico e con approccio utilitaristico alla politica.
Il sistema elettorale con preferenze al contrario individua nel territorio e dal territorio il politico di riferimento che risponde non solo al leader ma soprattutto al suo elettorato del mandato ricevuto.
Si può obbiettare che il sistema delle preferenze ha prodotto nella prima repubblica corruzione e clientelismo, tuttavia non mi sembra che in questi due ultimi decenni queste piaghe che affliggono l’Italia siano in diminuzione nel mondo della politica anzi la cronaca fa emergere un maggiore arricchimento personale dei singoli rispetto al flusso di denaro illegale destinato al finanziamento dei partiti come invece avveniva nel passato.
Certamente l’art. 67 della Costituzione Italiana non consente il vincolo di mandato ma, a mio parere, allora aveva un senso soprattutto dopo l’esperienza legata al regime fascista che oggi ritengo per molti motivi, storicamente improponibile.
Credo invece che questo continuo cambiare casacca di molti parlamentari di ogni formazione politica, per lo più emeriti sconosciuti, umilia e sfiducia l’elettore, vanifichi la sua scelta politica non ritenendosi più rappresentato in Parlamento con la conseguenza di un continuo aumento di chi si astiene al voto.
La figura dell’elettore a questo punto diventa marginale, sminuita se non ininfluente alla mercé di rappresentanti che in qualsiasi momento possono tradire il mandato di programma ricevuto per meri interessi o egoismi personali.
Ritengo che sia opportuno prendere in considerazione la riformulazione dell’art. 67 della Costituzione facendo si che chi non condivide più, in buona fede, il mandato ricevuto dall’elettore o al contrario la linea politica del partito che lo ha candidato per coerenza si dimetta senza passare dall’autorizzazione del Parlamento evitandoci questo penoso spettacolo di riciclaggi motivati da giustificazioni il più delle volte inconsistenti.

Aurelio

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