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La presentazione di Sibrium a Castelseprio, un addio varesino del centro studi archeologici?

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22 maggio 2019

Gentile redazione di Varesenews,

Venerdì 24 maggio, alle ore 16,00 lo storico «Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese» presenterà il n. 32 della prestigiosa rivista «Sibrium». Una presentazione che, per la prima volta, non sarà presso il Museo Archeologico dei Musei Civici di Varese a Villa Mirabello, ma presso la Sala Consiliare di Castelseprio.

Ce lo fa cortesemente sapere la Presidente, arch. Lucina Caramella con un gentilissimo invito alla nostra Associazione.

Un’ottima notizia che, però, fa pensare ad un possibile prossimo addio varesino che non vorremmo vedere e che sarebbe la prima prova provata del lento disfacimento del settore culturale in città avviato in questi ultimi 3 anni da scelte quanto meno opinabili e, sovente, inopportune…  Da sempre, Varese era il luogo cui faceva riferimento questa pubblicazione.

Ci chiediamo e facciamo, pertanto, alcune doverose considerazioni che riguardano il mondo della cultura di Varese. 
Si tratta forse, di prove di una nuova collocazione fuori della città di Varese del «Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese», fondato da Mario Bertolone che dei «Musei Civici» di Varese, partendo proprio da «Villa Mirabello» fu lo spirito non solo innovatore, ma, in effetti, il «moderno creatore», centro che ha avuto notevoli riconoscimenti di livello europeo e che, con una progettazione nuova e diversa in sinergia con il Comune di Varese avrebbe potuto dar vita a nuovi progetti più dinamici e maggiormente collaborativi? 
Una continua volontà, o incapacità, di far conoscere quello che non interessi a chi non conosce, in realtà, o non voglia approfondire, in modo capillare il territoro? Perché questo continuo silenzio? Perché si trascina da più di un anno la questione dell’eventuale rinnovo di una convenzione con lo storico «Centro di studi»?

Perché, un assessore che viene da fuori, e che, quindi, dovrebbe essere maggiormente «sopra le parti», dimostra, con i fatti, quasi di volere «tagliare le gambe» alle realtà varesine di qualità che, magari, non sono prone alle sole sue inappellabili scelte e si permettono il diritto di critica sancito dalla Nostra Costituzione? Uno schiaffo ed un dispregio nei confronti della migliore tradizione storica del luogo?

Certo è che l’assessore Roberto Cecchi, tutto intento ad organizzare la mostra su Guttuso – che, per ben 3 volte, con l’ultima, è stato oggetto di esposizioni presso i Musei Civici di Varese dal 1984, quando si sarebbe potuto puntare su altri argomenti d’arte figurativa storica sicuramente più interessanti ed originali – pare essersi completamente disinteressato di una vera eccellenza varesina.

Eppure, i sostenitori dell’attuale amministrazione sostengono che lo spessore odierno, in campo ai progetti dell’Assessorato alla cultura, sia aumentato. Ne vorremmo le prove, perché, in realtà, non intravvediamo alcun progetto sistematico, e ad ampio spettro, sul patrimonio facente capo al Comune di Varese.

«Lorsignori del Cambiamento» (cambiamento?) ci servono il terzo Guttuso – un Guttuso minore, tra l’altro – ma non hanno ancora affermato chiaramente come intendano procedere con le collezioni giacenti nei Musei, tanto per quanto materiale esposto, così per quello che, ancora più pregevole, tuttora è chiuso nei forzieri.

Intanto, un mese fa, anche il Presidente della Commissione cultura, Enzo Laforgia, si è dimesso affermando – stando a quanto ho letto sui giornali – la difficoltà di relazione e di dialogo con l’assessorato, fatto che abbiamo anche noi più volte stigmatizzato.

Scelte condivise in tutta la giunta, tra l’altro, oppure qualche critica all’«Infallibile» è stata mossa? 
Ed il «Consiglio comunale» che cosa dice? Ah, già, anche una parte delle «opposizioni», lo scorso settembre, in una seduta consiliare, dopo i dubbi che aveva sollevato «Varese 2.0» sull’assessore in carica tramite addirittura il Vicesindaco Daniele Zanzi, per alcuni mesi di lontananza da Varese dell’assessore stesso, al momento del voto, aveva affermato che la fiducia era data in modo incondizionato all’operato fino ad allora svolto…

Si erano dimenticati i consiglieri che, da quel momento, anzi dal gennaio 2018, con la convenzione scaduta, si apriva un grave problema per il settore «archeologico» dei Musei? Conoscono i consiglieri comunali direttamente il patrimonio che fa capo al Comune di Varese per quanto riguarda il settore della cultura?

Bruno Belli,
Presidente di «Prospettive culturali per Varese» Ed il Consiglio direttivo.

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