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Perchè voterò no

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24 maggio 2016

Perché voterò no
Il prossimo referendum sulla riforma della Costituzione Italiana che si terrà ad Ottobre sarà un momento delicato ed importante per il futuro democratico della Repubblica.
Certamente il Paese ha necessità di una riforma in tal senso dato che nulla è immutabile con il tempo, rivedere il sistema decisionale in un ottica di maggiore snellimento può avere senso se consideriamo le sfide che la globalizzazione ha imposto all’economia, alla finanza per non dire al sistema Paese.
Tuttavia per quanto mi riguarda voterò no a questa riforma per i motivi che di seguito elencherò.
Innanzitutto la Costituzione non è una legge qualsiasi è il patto sociale che lega tutti i cittadini di questa nazione allo Stato, i loro diritti inalienabili e i loro doveri, detta le regole , gli obiettivi e le aspirazioni di un popolo, indica gli strumenti e i poteri affinché ciò possa realizzarsi, in pratica è quella suprema legge che tiene unito un popolo.
Come tale qualsiasi modifica deve avere in prima istanza il più ampio consenso di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento.
Non si può modificare la Costituzione a colpi di fiducia da parte di chi rappresenta un 30% scarso di chi ha votato nelle ultime elezioni.
Un altro motivo è la recente legge elettorale maggioritaria con l’attuale premio di maggioranza che consente al segretario o al leader di un partito di nominare tutti i capolista, ne consegue che se il Presidente del Consiglio è anche segretario del partito vincente confluisce in una sola persona sia il potere esecutivo che quello legislativo abolendo il naturale contrappeso tra i due poteri dello Stato.
Negli Stati Uniti il Presidente pur essendo a capo di un forte potere esecutivo deve fare i conti con il potere legislativo del Senato e della Camera dove non è detto che vi sia la maggioranza del suo partito e con tutto ciò non mi sembra che il Presidente degli Stati Uniti abbia difficoltà a governare.
Terzo e ultimo motivo è la riforma del Senato che considero un pastrocchio all’italiana in cui sia i benefici in termini economici che legislativi saranno minimi in quanto nel primo caso il costo del Senato è rappresentato in maniera consistente dall’apparato amministrativo che rimane invariato mentre dal punto di vista legislativo si verrà a creare un conflitto se non peggio un corto circuito con il potere legislativo delegato alle regioni sopratutto in presenza di maggioranze diverse nei due rami del Parlamento.
Senza contare l’incomprensibile privilegio dell’immunità parlamentare che Consiglieri Regionali e Sindaci nominati al Senato riceveranno considerato l’alto grado di inquisiti che le cronache giudiziarie fanno emergere.
In conclusione non si riforma la Costituzione solo accentrando potere in una sola persona in nome di una maggiore efficienza ed efficacia dell’azione di governo.
A mio modesto parere in un sistema elettorale maggioritario introdurre il vincolo di mandato consentirebbe l’eliminazione immediata di tutti quegli inciuci che oggi paradossalmente tengono in piedi il governo Renzi e garantirebbe la scelta dell’elettore che oggi vede il suo voto frustrato dai continui cambi di casacca.

Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Una precisazione: che si voti sui contenuti del referendum Costituzionale e non su un SI o NO a favore del governo Renzi.
    Forse per gli italiani discernere queste due cose è troppo difficile così drogati da preferenzialismo.