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Piero Macchi un esempio da seguire

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10 Gennaio 2016

Egr. Direttore,

sono già trascorsi alcuni giorni dalla notizia in cui Piero Macchi, imprenditore di Bodio Lomnago, ha lasciato in donazione ai propri dipendenti circa 1.500.000,00 ma al di là degli articoli ufficiali ripresi dalla stampa, non sono ancora apparsi tanti commenti. Sembra quasi che le buone notizie non facciano notizia. Al di là degli stretti interessati, non sono ancora giunte notizie ne da parte dei sindacalisti ne da parte di altri imprenditori o di esponenti della politica. Eppure Piero Macchi ha ridato lustro alla figura dell’imprenditore, cioè colui che ama la sua azienda, non solo le sue macchine ma soprattutto i suoi collaboratori (non dipendenti). Ha riaffermato non solo i principi di Luigi Enaudi, ma anche e soprattutto di Adriano Olivetti, persone troppo spesso dimenticate, ma che hanno scritto pagine importanti nella nostra storia: concepire un’impresa come comunità, un impresa familiare che come una famiglia basa i propri rapporti sull’amore, magari anche conflittuale (come avviene in tutte le famiglie) ma dove dopo ci si ritrova tutti per far progredire il bene comune, l’impresa.

In un mondo in cui oggi lo sport preferito di tante imprese è quello della esasperazioni dei rapporti sociali dove si arriva a trattare i propri dipendenti come schiavi, (I manager di tutte le multinazionali ne sono l’esempio più eclatante) Piero Macchi è stato un provocatore. E’ riuscito a coniugare la competitività del mercato, con la solidarietà sociale. A chi guarda agli imprenditori come figure solo accecate dall’idea individuale di far soldi, Piero Macchi ha dato l’esempio di una vocazione alla solidarietà. In questo contesto allora tutti dovrebbero impegnarsi a creare nelle imprese lo stesso clima solidale che questo imprenditore ha dato alla sua impresa, dove le persone contano di più delle macchine e del mercato.

Con questo gesto Piero Macchi ha dato lustro alla nostra provincia e alla nostra Regione. A chi in questi anni ha tentato di trasformare il nostro territorio nella culla del razzismo e della xenofobia, questo imprenditore ci ha rammentato che la Lombardia è per sua vocazione una terra solidale.

Ovviamente non ho mai conosciuto Piero Macchi. Ma mi piace immaginare che anche lui sia stato colpito dalle parole di Papa Francesco che in una delle tante omelie ha detto: “Il lavoro è troppo importante. Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo. La solidarietà va applicata anche per garantire il lavoro; la cooperazione rappresenta un elemento importante per assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato” La riflessine che mi sento di fare in conclusione di questa lettera è che forse le imprese familiari rispetto  alle cooperative di lavoro hanno forse una marcia in più, perché nelle imprese familiari si trasmette il valore della famiglia e dell’amore, che forse tante volte nelle cooperative manca. Grazie quindi a Piero Macchi che con il suo gesto ci dà la speranza che anche nei rapporti economici, i valori della comunità possono sconfiggere l’individualismo e l’egoismo. O se volete, per essere più precisi anche l’individualismo può essere messo al servizio della comunità e del bene comune, al di là delle inutili  e dannose contrapposizioni sociali. Grazie quindi per questa lezione.

EMILIO VANONI Induno Olona

Commenti

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  1. Scritto da Ezio

    Bravo Emilio,
    Se un imprenditore avesse percosso o peggio ferito gravemente o, Dio non voglia, ucciso dei dipendenti, i nostri organi di informazione si sarebbero scatenati, Porta a Porta avrebbe fatto plastici, il Fatto quotidiano avrebbe chiamato psicologi e ogni Canale avrebbe sviscerato l’evento…
    Invece si tratta “solo” di un milione e mezzo di euro elargito ai dipendenti, una” banalità” senza sangue e violenza, un “bacio” innocuo e innocente che non interessa nessuno… e non è contagioso come la violenza…
    Siamo fatti purtroppo così

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