Tornare alla scala mobile: i sindacati lanciano la sfida

SinCobas, Cub e parte del Cgil prmuovono la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare rivolta recuperare il emccanismno di aggiornamentod eis alari al costo della vita

Ripristinare la scala mobile: questo l’obiettivo di SinCobas, Cub, Sult, e della Rete 28 Aprile – "sinistra
interna" della Cgil
– che si mobiliteranno per la raccolta di firme volta a
presentare una legge di iniziativa popolare in questo senso. Anche nel Varesotto scatta la
mobilitazione, che a Busto ha raccolto l’appoggio di Rifondazione Comunista, Comunisti
Italiani e Verdi, ma anche de l’Italia dei Valori, partito che
difficilmente può essere accusato di radicalismo di sinistra:
l’annuncio ufficiale in una breve conferenza stampa presso la sede
bustese di SinCobas.

"È venuto il tempo di riconsiderare tutta la contrattazione, dal
livello nazionale fino ai contratti integrativi" sottolinea Mario Prati
di Sult (sindacato unitario lavoratori trasporti). "Contro questa
campagna si scatenerà la violenza ideologica di chi ha dipinto la scala
mobile come fonte di inflazione, ma sappiamo bene che la scala mobile seguiva
l’aumento dell’inflazione, non lo causava. I meccanismi attuali non funzionano: i
rinnovi contrattuali si mantengono entro l’inflazione programmata dal
governo, poi regolarmente smentita non solo dall’aumento dei prezzi sul
libero mercato, ma anche, qual che è peggio,da quello delle tariffe dei
servizi essenziali. Per tacere della sottostima dell’inflazione
scatenatasi all’indomani dell’introduzione dell’euro" (fenomeno unico
in Europa per le proporzioni assunte, ndr).
Come sottolienea  Cinzia Colombo per la Rete 28 Aprile di Cgil, "ormai in Italia si parla apertamente di working poor
(poveri che lavorano, ndr) per definire vasti strati sociali dai redditi insufficienti. I
meccanismi della concertazione hanno fallito
, è sotto gli occhi di
tutti. Speriamo di mandare un segnale forte non solo a tutti i
sindacati, ma anche a tutta l’Unione, nel cui programma la questione
dei redditi è posta con forza. Del resto l’economia è ferma, occorre
spesa interna per rilanciarla, e qualcuno deve pur averli questi
soldi".
Marco Galli del CUB Varese ricorda che "non di referendum, ma
di legge di iniziativa popolare si tratta. Bastano 50.000 firme in
tutta Italia ma ne vogliamo molte, molte di più. Presto ci attiveremo
raccogliendo firme davanti al Comune a Busto, nei mercati in tutta la
Provincia. Un primo appuntamento per coordinarci lo terremo venerdì 31 marzo alle 21
presso la Cooperativa Arnatese di via Checchi a Gallarate". Le prime
firme sono state consegnate il 10 marzo; la raccolta proseguirà fino al
10 settembre.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 marzo 2006
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