Fondazione Culturale: occasione o fine di un’epoca?

Le associazioni che fanno cultura in città si interrogano sui rapporti con l'ente e su come potrà essere concepito il futuro

La cultura a Gallarate è il fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale. I due teatri inaugurati, la futura inaugurazione della nuova sede della Galleria d’Arte Moderna, l’assessorato ai Grandi Eventi e la Fondazione Culturale 1860 Gallarate Città onlus sono i principali interventi che la giunta di Nicola Mucci ha promosso in questi anni di governo cittadino. Proprio per sollevare un problema inerente a quello che gli amministratori gallaratesi hanno chiamato il “contenitore degli eventi cittadini” le associazioni che fanno cultura, autonomamente, da anni, si sono ritrovate, interrogandosi sul futuro tra collaborazioni e finanziamenti possibili. Primi firmatari di un documento che sarà la base per le discussioni future, Don Alberto dell’Orto, anima del Teatro delle Arti e Marco Predazzi, presidente della Fondazione Melo.

Dalle dichiarazioni dei relatori, nessun intento polemico: «Vogliamo aprire un dialogo costruttivo, nella speranza di intensificare i rapporti nel campo della cultura in città – spiega don Alberto, che fa parte del cda della Fondazione, con il compito di occuparsi delle relazioni con le associazioni -. Bisogna avere rispetto per la storia di chi opera sul territorio da anni, sviluppare lo spirito e la fantasia umanizzando la città, senza esagerare nel ricercare grandezza fine a sé stessa e fare in modo che la cultura a Gallarate, con i tanti fondi investiti nella fondazione, diventi partecipata e condivisa a tutti i livelli. Non rinunciamo ai nostri sogni, purchè siano possibili e diano senso alla vita».

La sensazione che la cultura e i suoi operatori vivano a Gallarate un momento epocale è sottolineata dal presidente del Melo: «Il disagio c’è, abbiamo la sensazione di essere ad un bivio: mollare o cogliere un’occasione unica. Il settore cultura ha fino ad ora vissuto di volontariato, tante associazioni non hanno mai avuto contributi dal Comune: ora la Fondazione ha un budget importante e sembra che vada nella direzione di fagocitare le altre realtà. Il concetto di sussidiarietà è ribaltato – spiega Predazzi -, la Fondazione ha fondi pubblici, ma comincia e finisce con la Fondazione stessa. Inoltre è evidente una situazione delicata di competenze tra assessorato e Fondazione: non si capisce quali siano le competenze di uno e dell’altra, siamo spesso rimpallati tra i due enti. O si dota l’assessorato della stessa capacità economica della Fondazione, o la Fondazione stessa diventa l’unico interlocutore per la cultura a Gallarate, spartendo i fondi tra le realtà che già esistono. Il pluralismo e le esperienze che si sono sviluppate negli anni vanno mantenute e sviluppate».

Numerose le associazioni presenti nella sala del Melo: Proloco, Amici della Musica, Centro culturale Tommaso Moro, Coro divertimento vocale, Camerata dei Laghi, Cineartiforum, ACLI, Compagnia teatrale “Punto e a capo”, Compagnia Filodrammatica gallaratese, Associazione 3 Alfa, Premio nazionale arti visive, Aloisianum, Metamusa, Società studi patri, Istituto Musicale Puccini, Galleria Cuciva d’arte moderna, Teatro Nuovo. I rispettivi rappresentanti hanno sollevato le esigenze delle proprie associazioni, puntando l’obiettivo su due aspetti: la quasi totale inutilità per quello che si è visto fino ad ora del comitato tecnico scientifico della Fondazione Culturale, ente che fa da raccordo tra cda e associazioni esistenti presieduto dall’assessore alla Cultura, convocato fin’ora solo due volte e senza potere decisionale, e la carenza di fondi pubblici erogati dall’amministrazione. Le proposte contenute nel documento sono 3: la Fondazione dovrebbe indire bandi generali, destinati a chi fa cultura in modo continuativo nel corso dell’anno, facendo così anche da stimolo per le realtà esistenti sul territorio; un secondo livello potrebbe essere quello di stabilire bandi tematici, per stimolare la creatività progettuale delle singole realtà; infine, studiare un calendario che intersechi le iniziative della Fondazione con quelle delle associazioni esistenti, ognuna con le proprie specificità alle quali nessuno vuole rinunciare.   

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 giugno 2006
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